La via della Seta Marittima dal XIII al XVII secolo

Tra le vie commerciali che si sono sviluppate nel corso dei secoli, la Via della Seta è la più antica e storicamente più importante, con il suo reticolo di strade che si estende per oltre 8 mila chilometri attraverso Europa, Medio Oriente e Asia centrale. Il suo nome evoca le imprese, i viaggi e le narrazioni di Marco Polo e del suo "Il Milione", legate a immagini di profumi, spezie esotiche e carovane colme di merci preziose.
Forse meno nota, ma altrettanto rilevante è l'altra "Via della Seta", quella marittima. Grazie ad approfondite ricerche archeologiche, oggi siamo consapevoli di quanto la Via della Seta Marittima sia stata molto altro e molto più che una rotta puramente commerciale. Attraverso il traffico di merci, le nazioni e i popoli hanno reciprocamente acquisito nuove idee, conoscenze tecniche e filosofiche e culti religiosi, in un mutuo scambio che ha contribuito allo sviluppo delle successive società moderne.

La mostra presenta oltre 100 oggetti del periodo compreso tra la dinastia Song (960 – 1279) fino alla tarda epoca Ming (1368 – 1644). Nelle quattro sezioni tematiche: la Via della Seta, la Via delle Spezie e delle Porcellane, la Via delle Religioni e la Via delle Culture, sono esposti preziosi manufatti antichi, tra porcellane, gioielli, sete, spezie, pitture, oggetti di uso comune in pietra intagliata, metallo o legno, testimonianza della vitalità delle attività commerciali e degli scambi culturali e tecnologici.
Tra i pezzi più significativi si segnalano la Caraffa in argento con manico a forma di dragone (XIX sec.) recante scene tratte dall'Opera tradizionale cinese; la Statua in porcellana di Guanyin Bodhisattva (dinastia Ming, 1368 - 1644 d.C.) proveniente dalla fornace di Dehua - un sito dedicato principalmente alla produzione rivolta all'estero - che mostra particolari affinità con l'iconografia mariana del Cristianesimo; la ceramica bianca e blu con la crocifissione di Cristo (dinastia Qing, 1662 – 1722); e ancora il lingotto intagliato prodotto dalla fusione di oro occidentale; o la corona in oro con pietre preziose incastonate ritrovata nella tomba del principe Liangzhuang (dinastia Ming, 1368 - 1644 d.C.) insieme ad altri gioielli prodotti in Occidente. Alcuni degli oggetti in mostra provengono da antichi relitti, come quello rinvenuto nel sito del naufragio del Nanhai I in epoca Song (960 – 1279 d.C.), e quelli del Wanli e Nan'ao della dinastia Ming (1368 – 1644 d.C.).

La mostra, curata da Wei Jun, Direttore del Museo Provinciale del Guangdong, è promossa dal Museo del Guangdong e dal Museo Nazionale del Palazzo di Venezia di Roma, con la collaborazione dell'Istituto di Archeologia e Beni Culturali del Guangdong.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra l'Amministrazione Statale per il patrimonio Culturale della Repubblica Popolare Cinese e il Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo della Repubblica Italiana (MiBACT) e si colloca nell'ambito del Memorandum d'Intesa sul Partenariato per la Promozione del Patrimonio Culturale siglato il 7 ottobre 2010 dai Ministri della Cultura della Cina e dell' Italia. L'accordo prevede lo scambio di spazi museali permanenti dedicati alle rispettive culture, al fine di promuovere una maggiore e profonda conoscenza e comprensione tra i due popoli.


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