Mostre, Regina Viarum Appia via... cammino solare



La Campagna Romana, l'Agro e i suoi abitanti

Inaugurazione della Mostra "Regina Viarum Appia via... cammino solare" di Renato Mammucari, con la presentazione di Alma Rossi e Cateria Rossetti cui seguirà un saggio introduttivo di Luigi Sellaroli.

La Campagna Romana, l'Agro e i suoi abitanti, vi aspettano dal 24 Giugno al 29 Luglio presso la sede della Cartiera Latina in Via Appia Antica 42.

Sotto la supervisione di Mammucari, la Mostra "Regina Viarum Appia via....cammino solare" durerà per oltre un mese, con la celebrazione di quella Campagna selvaggia e luminosa che torna a prendere vita grazie ad un percorso espositivo frutto di opere di oltre 20 artisti, da Labruzzi e Piranesi, fino a Canina, Anvitti e Frey.

Il paesaggio dell'agro e la vita dei suoi abitanti torneranno così a prendere vita, il più immutabile ed eterno paesaggio fermo sotto il peso dei millenni, popolato di rovine, di puledri, di butteri, di pecore e di pastori sarà rappresentato da un itinerario iconografico dove i quadri andranno letti più che guardati, essendo questi una trasposizione pittorica di un linguaggio poetico, un linguaggio che non c'è più e che, grazie alla Mostra "Regina Viarum Appia via... cammino solare", ci riporterà indietro nei secoli nella sua instancabile ed incessabile gloria.

Rifacendoci alle parole di Mammucari, la Campagna romana è un tema che ha colpito ed affascinato, e non poteva non farlo, la fantasia, l'immaginazione e l'arte di numerosi artisti che si sono avvicinati ad essa sempre con entusiasmo e trepidazione, quasi intimiditi da quella maestosità dell'Agro che mal si prestava ad essere "tagliata" in un quadro.

Riportando le parole di Mammucari "i quadri non andranno guardati ma letti, in quanto altro non sono che la trasposizione pittorica di un linguaggio poetico come ha insegnato a tutti noi Ivàn Sergeevi? Turgenev che, dopo aver ammesso di aver intravisto in quei luoghi «una bellezza immortale e insieme la nullità di tutto ciò che è terreno e nella nullità la grandezza, qualche cosa di profondamente triste, ma che concilia, solleva l'anima» concludeva con enfasi confessando, con uno stupendo ossimoro, che non era possibile riprodurre quei sentimenti in quanto erano impressioni sonore che meglio di tutto potevano essere rese dalla musica! Tali considerazioni, che spero siano anche le vostre, mi hanno dato la forza ed il coraggio per intraprendere questo "viaggio" pur consapevole che non c'è nulla di più impegnativo al mondo che leggere un ennesimo libro su questo argomento, tranne forse scriverlo".



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