Nel centocinquantesimo della morte di Giuseppe Gioachino Belli (1791-1863), il Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli propone un ciclo di letture/spettacolo. Il ciclo ripropone quella schema di evento (di cui il teatro Argentina è stato iniziatore) che tanto successo ha ottenuto nelle precedenti stagioni teatrali, e cioè la presentazione, affidata ai massimi studiosi e ai migliori interpreti, dei sonetti in dialetto, e in generale della produzione letteraria, di Belli. Gli incontri costituiscono l’occasione per una conoscenza corretta e non pedante, e al tempo stesso di sicuro impatto spettacolare, dei testi, delle opere e della personalità di un poeta affascinante e complesso come Belli, il quale doveva fare i conti con la modernità e i nuovi protagonisti della cultura e della storia.

Ambizione del progetto, avvicinare il lettore contemporaneo ai testi belliani senza pesantezze accademiche ma restituendone la complessità e la molteplicità di livelli. Del resto Belli è figura oggettivamente sui generis, frutto dell’incrocio tra genio, appartenenza a una cultura chiusa e inevitabile contatto a distanza con i fermenti che lievitavano nell’Europa post-illuminista e romantica. Belli è l’antipode naturale del milanese Giusti: poeta, quest’ultimo, della fiducia nella storia e nell’emancipazione dei popoli, là dove Belli resta araldo dell’abisso, della cana eternità che dev’èsse eterna. Il che non gli impedisce di esprimere, nella luce ambigua e modernissima della “trascrizione neutra” degli umori della plebe, visioni e idee di quella stessa Europa formalmente rifiutata o almeno tenuta a debita distanza: critica sociale, pietà per gli umili, condanna d'una certa oscenità dei potenti e del potere cristallizzato in se stesso, ripulsa per una religione ridotta a formulario di precetti divieti e digiuni. Tanto è il popolo che lo dice. Il “cronista” si limita a registrarlo. Anche se il suo tagliente endecasillabo s’increspa di pathos e di compassione quando riferisce quegli umori, per poi risolvere la contraddizione nel più romano dei sentimenti: fatalistico disincanto, a volte cinismo.

Ambizione del progetto, avvicinare il lettore contemporaneo ai testi belliani senza pesantezze accademiche ma restituendone la complessità e la molteplicità di livelli. Del resto Belli è figura oggettivamente sui generis, frutto dell’incrocio tra genio, appartenenza a una cultura chiusa e inevitabile contatto a distanza con i fermenti che lievitavano nell’Europa post-illuminista e romantica. Belli è l’antipode naturale del milanese Giusti: poeta, quest’ultimo, della fiducia nella storia e nell’emancipazione dei popoli, là dove Belli resta araldo dell’abisso, della cana eternità che dev’èsse eterna. Il che non gli impedisce di esprimere, nella luce ambigua e modernissima della “trascrizione neutra” degli umori della plebe, visioni e idee di quella stessa Europa formalmente rifiutata o almeno tenuta a debita distanza: critica sociale, pietà per gli umili, condanna d'una certa oscenità dei potenti e del potere cristallizzato in se stesso, ripulsa per una religione ridotta a formulario di precetti divieti e digiuni. Tanto è il popolo che lo dice. Il “cronista” si limita a registrarlo. Anche se il suo tagliente endecasillabo s’increspa di pathos e di compassione quando riferisce quegli umori, per poi risolvere la contraddizione nel più romano dei sentimenti: fatalistico disincanto, a volte cinismo.

Nelle conferenze all’Argentina, dunque, oltre che del Belli in sé e della sua opera si parla dei rapporti tra il poeta e la cultura del suo tempo.

CALENDARIO

23 gennaio, ore 17.00
“Rammento sempre con commozione le ore passate in casa Ferretti, ove trovavo frequentemente Belli! Che conversazioni piacevoli, pungenti e dotte!”. Giuseppe Gioachino Belli e Giuseppe Verdi
a cura di Franco Onorati e Antonio Rostagno
con Gianni Bonagura

20 febbraio, ore 17.00
“La mi’ Musa è de casa Miseroschi”. Belli e la Russia da Gogol’ a Solonovic
a cura di Claudio Costa e Rita Giuliani
con Angelo Maggi e Marina Tagliaferri

20 marzo, ore 17.00
“La giustizzia ar Popolo”. Sistema giudiziario e pena di morte nei sonetti di Belli
a cura di Emanuele Coglitore e Michele Di Sivo
con Paola Minaccioni e Maurizio Mosetti

24 aprile, ore 17.00
“Umana cosa è l’aver compassione agli afflitti”. Giovanni Boccaccio e Giuseppe Gioachino Belli
a cura di Rino Caputo e Marcello Teodonio
con Anna Lisa Di Nola e Stefano Messina


22 maggio, ore 17.00
“Il testimonio delle orecchie”. Leggere Belli
a cura di Marcello Teodonio
con Gianni Bonagura, Anna Lisa Di Nola, Angelo Maggi, Stefano Messina, Paola Minaccioni, Maurizio Mosetti, Marina Tagliaferri

Coordinamento e cura Marcello Teodonio
Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli

Informazioni, orari e prezzi

Teatro Argentina
Sala Squarzina

Ingresso libero

Dove e quando

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