Ricordi, aneddoti, curiosità di cinema, teatro e musica, raccontati da uno dei più grandi attori dei nostri tempi

Pino Strabioli conversa con il grande Elio Pandolfi. 

Ricordi, aneddoti, curiosità di cinema, teatro e musica, raccontati da uno dei più grandi attori istrionici dei nostri tempi. Attraverso la memoria inossidabile di Elio Pandolfi ripercorremmo un tempo lontanissimo ma ancora attuale e moderno.      

Elio Pandolfi : nasce a Roma nel lontano 1926. Diplomatosi all'Accademia nazionale d'arte drammatica di Roma, debuttò a Venezia nel 1948 come mimo-ballerino in Le maleheur d'Orphée di Milhaud; nello stesso anno entrò con Orazio Costa al Piccolo Teatro di Roma.

Capace di notevoli caratterizzazioni, dotato di una naturale propensione alla ricerca delle sfumature, dalla fine degli anni Quaranta partecipò alle trasmissioni di rivista di maggior successo, da La bisarca di Garinei e Giovannini (1949-51)   Briscola di Puntoni e Verde (1949-51). Luchino Visconti lo scelse per interpretare il ruolo del cantante castrato nello spettacolo L'impresario delle Smirne, insieme a Rina Morelli, che debuttò con successo al Teatro La Fenice nel 1957, ed arrivò persino a Parigi.

Artista elegante e versatile, dotato di una voce duttile, nel 1954 debuttò come cantante nell'operetta di Alfredo Cuscinà La barca dei comici, per poi dedicarsi a un'intensa attività teatrale con Wanda Osiris, Carlo Dapporto, Lauretta Masiero, Febo Conti e Antonella Steni, partner con la quale ha formato a lungo una delle coppie più affiatate dello spettacolo leggero italiano.

Come doppiatore cinematografico è stato la voce italiana per oltre 400 film tra cui l'attore francese Jacques Dufilho in tutti i film della serie sul Colonnello Buttiglione e fra i tanti lavori di doppiatore, ha doppiato Donald O'Connor in Cantando sotto la pioggia. Sua la voce di Groucho Marx e di Spencer Tracy in alcuni ridoppiaggi degli anni Ottanta e quella di vari personaggi in 8½ di Fellini (1963), e di Joel Grey in Cabaret (1972).

Negli anni Settanta, tra gli impegni teatrali (Alleluja brava gente di Garinei e Giovannini, 1970; "Le femmine Puntigliose" Goldoni. Regia di Giuseppe Patroni Griffi (1977) Il vizietto di Salce, 1979) e televisivi (vari spettacoli e romanzi sceneggiati), continuò a partecipare ad alcune trasmissioni radiofoniche come Il fischiatutto (1971) e Lei non sa chi sono io! (1972).

Al Teatro La Fenice di Venezia nel 1988 è Njegus ne La vedova allegra con Raina Kabaivanska e la regia di Mauro Bolognini, nel 1990 lo è al Teatro dell'Opera di Roma sempre con la regia di Bolognini[1]

Nel 2016 è stato premiato alla casa del Cinema di Roma, con il Nastro d'Argento alla carriera per il documentario a lui stesso dedicato dal titolo "A qualcuno piacerà".


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