“Se son ciechi fioriranno”

“Se son ciechi fioriranno” è una lunga riflessione a cielo aperto per pianoforte solo. “La cecità, oltre ad essere una personale metafora esistenziale, è anche questo: il mio pianismo, un rifugio, una confidenza sotto voce e un canto di gioia”, racconta Francesco Leineri a proposito del suo album di esordio.

La materia musicale inglobata in questo lavoro è atipica ed eterogenea come il suo autore: comprende improvvisazioni, trascrizioni pianistiche di pezzi scritti per altri strumenti, citazioni più o meno fedeli al rock o alle sue prime esibizioni live da solista, lavori di musiche di scena, ma anche tracce dei suoi originalissimi “concertinspettacolo”. Si, perché Leineri ha l’abilità di mescolare il linguaggio del teatro con quello della musica (classica ma non solo) aggiungendo un “corposo” pizzico di improvvisazione e coraggio. Ne vien fuori una drammaturgia musicale nuova, in cui si rimane sorpresi e invitati dalla musica stessa a formulare una sceneggiatura fantastica e diversa per ogni ascoltatore.

Il pianoforte è lo strumento perfetto per questo tipo di brainstorming musicali alla Leineri: risponde più o meno prontamente, ma sicuramente in modo molto sanguigno, alle sue incursioni musicali.

Quello che è uscito fuori dopo due giorni continui di registrazione negli studi della label palermitana Almendra Music è stata un’istantanea: non come quella delle famiglie anni ’30 che prima dello scatto si vestivano eleganti in modo da lasciare ai posteri la loro bella immagine.

Forse è più vicina, concettualmente, ad una foto storta scattata col cellulare da un amico ubriaco.

O alle carezze fra due persone in casa, isolate dai bombardamenti in città.

Per questo non ci sono titoli, non ci sono doppie stanghette, ma solo apparizioni.

“Questa musica non è un punto di arrivo, è un punto di partenza. Il vero disco è quello che comincia quando è finito.

Siamo noi, siamo io e te”.

Francesco Leineri: biografia.

Chi abbia avuto la ventura d'imbattersi in uno dei tanti concerti e "concertinspettacolo" di Francesco Leineri in giro per lo Stivale non sa mai davvero cosa attendere. Nella sua musica, imprevedibile quanto rigorosa, i punti di riferimento certo non mancano per ascoltatori avvezzi a tradizioni siano colte o extracolte, astrolabi sonori nutriti da solidi studi accademici in pianoforte, composizione e direzione d'orchestra (al Conservatorio di S.Cecilia in Roma), ma il giovanissimo artista - pianista, compositore e performer - pare avere un particolare gusto nello svincolare ogni possibile musica dalle pastoie in cui spesso viene ingabbiata dagli accademismi (tanto conservatori quanto "d'avanguardia", tanto "classici" quanto "pop"). Tra una improvvisazione fluviale à la Keith Jarrett dai temi più inattesi, alle meccaniche di Ligeti, fino all'ironia neoclassica di Stravinsky transitando per i silenzi di John Cage, con le più varie canzonette che fanno capolino qui e lì, le irruente improvvisazioni-composizioni-interpretazioni di Francesco Leineri sono una potente sfida, sempre aperta, alle certezze costituite di un ascoltatore che, nello stesso tempo, non viene privato di "appigli" linguistici d'ogni sorta: una continua sollecitazione dell'intelligenza e della sensibilità. Verso un oggi, una autentica contemporaneità (o una classicità..?), ancóra e nuovamente possibile.


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