Dancing Knigths in "Selling Foxtrot By The Crime"

La musica dei Genesis del "periodo d’oro" era caratterizzata da una impalcatura sonora complessa e articolata: come in un grande puzzle, ogni strumento innescava una azione e reazione di un altro strumento, generando un intersecarsi di suoni e melodie sia in sottofondo, sia in completa evidenza.
In questo grande mosaico di suoni, tutto era concepito ad arte per vivere di vita propria. Si potevano ascoltare le tastiere fare da filo conduttore al brano, e in sottofondo tre secondi di ricamo chitarristico; ma quei tre secondi erano talmente fondamentali che se non fossero esistiti tutto il brano ne avrebbe risentito e l'intera architettura sonora sarebbe crollata.
Era musica "colorata", quella dei Genesis, mai uguale a se stessa: un trionfo di idee fervide, che sprizzavano fuori in maniera tangibile e fantasiosa. Una musica che immergeva l'ascoltatore in un mondo diverso, che come una macchina del tempo proiettava verso epoche remote, grazie al suo particolare "barocchismo", mai pacchiano o speculativo. Ascoltando queste melodie ad occhi chiusi, ci si cala idealmente in un mondo popolato da draghi e fate, castelli e giardini verdissimi, come testimonia in modo incisivo la stessa copertina.
Oltre ai testi, sempre misteriosi e intriganti, è anche la tecnica della band a risaltare: il sapiente cantato di Peter Gabriel, che come un folletto saltella da un brano all'altro con la sua particolare grazia interpretativa, le tastiere mai spettacolari o strabordanti di Tony Banks, i ricami di Steve Hackett che disegnano orpelli sonori in completa liberta', per non dimenticare lo stile ritmico di Collins, che come un cuore palpitante riusciva sempre a calarsi nel fulcro emotivo del brano.



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