Stefano Bollani in concerto

Il progetto mutua il nome da un grande disco del 1979, Sheik Yerbuti, nel quale - come suo solito - Zappa se la prendeva con buona parte del mercato pop di quegli anni. Zappa l'onnivoro, Zappa il dissacratore, Zappa il musicofilo-musicologo-musicante. Zappa che nel suo tritacarne ha fatto passare tutta la musica del secolo in cui è vissuto, dalla cosiddetta "classica" al jazz (di cui diceva "non è morto ma ha un odore ben strano") fino al rock dei suoi coetanei, con i loro divismi e le loro ambizioni messianiche. Zappa che negli ultimi anni voleva candidarsi alla presidenza della Repubblica degli Stati Uniti con una sola valida motivazione: "Io almeno odio il golf ". Ecco, tocca a Zappa finire in un tritacarne, dunque vedersi trattato come un "classico" ma non un classico scomodo, un monumento da prendere a spallate, bensì una fonte di ispirazione da cui sgorgano gemme e soprattutto idee. La sua musica e il suo spirito sono più che vivi, sono necessari.

Bollani si rispecchia appieno nell'inventiva, nella curiosità, nell'ironia, nella creatività di quel modo (apparentemente) inimitabile di fare musica tipico del grande musicista, scomparso troppo presto e fino a oggi assai poco "frequentato" dai colleghi. Non c'è problema a fare confronti, semmai si tratta di gustare un progetto che non è imitazione, ma prosecuzione. Sorretto, oltre che dalla verve del pianista, da un piccolo, strepitoso manipolo di complici musicisti.

BOLLANI "SHEIK YER ZAPPA"

Jason Adasiewicz - vibrafono

Stefano Bollani - piano

Paul Santner - contrabbasso

Jim Black - batteria


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