Studio per un assolo teatrale a rischio per voce clandestina

Parla di jazz ma soprattutto di se stesso e della propria “poetica della diversità”, Antonio Campobasso in ’U jezzmen , monologo da lui scritto, diretto e interpretato, in scena domenica 31 maggio alle ore 21 al Teatro Palladium nell’ambito della stagione di spettacoli promossa dall’Università Roma Tre.

«Ancora un viaggio “a rischio” nella memoria - scrive Campobasso, autore anche delle luci, dell’impianto scenico e delle musiche - A fare gli onori di casa questa volta è ’U jezzmen, un vecchio e inquieto musicista nero afro-america-italo-pugliese, la cui performance, in un bizzarro e “molesto” impasto di lingua-dialetto, trascorre dall’“adagio” lento e sornione del racconto all’andamento bebop dei versi, all’impeto della rivendicazione, all’urlo che tutto raccorda infine nel segno fonico del disgusto, il coagulo formale di tutti i linguaggi che, come il jazz, accomuna “disubbidienti” e diseredati. C’è rabbia, resistenza, ironia... E un feroce, maligno desiderio di affilare un dissonante, irriverente assolo di teatro-jazz, a sud... molto più a sud del Teatro».

Derivato da un precedente testo ispirato alla vicenda umana e artistica di Charlie Mingus, ’U jezzmen elabora e trasforma il personaggio fino a sovrapporlo a quello dell’autore-interprete, creando interconnessioni dal punto di vista esistenziale ed artistico.

Lo spettacolo è prodotto dal gruppo teatrale “i negri”, formato da Antonio Campobasso e Carla Brait. « Il nome “ i negri ” deriva da “Les nègres”, il testo teatrale che Jean Genet scrisse verso la fine degli anni Cinquanta, ma che successivamente dedicò agli amici del Black Panther in America» - aggiunge l’attore - L’idea di chiamare così un gruppo teatrale nasce dalla mia particolare condizione di attore italiano nero. La quasi impossibilità a praticare una diversa drammaturgia da quella solitamente celebrata nei teatri nazionali, l’estrema difficoltà a trovare uno spazio, fisico e culturale (come invece lo è nella musica, per esempio), in cui impegnare il mio talento artistico, nonché la mia stessa identità, mi ha spinto inevitabilmente a concentrare la mia attenzione su una poetica che si può ormai chiamare “della diversità”» .

Antonio Campobasso

Diplomato a Roma, nel ‘78, presso lo “Studio di Arti Sceniche” di A. Fersen. Nello stesso anno partecipa, presso la Galleria d’Arte Moderna di Valle Giulia in Roma, ad una serie di performance sulle tecniche del Mnemodramma dal titolo ”La Dimensione perduta”.

Seguono poi due stages sul lavoro dell’attore, tenuti da Augusto Boal e Miguel Ponce al Teatro Alberico di Roma. Dopo una breve parentesi cinematografica come assistente alla regia di A. Frezza ne “I problemi di Don Isidro” (quattro film per RAI-2 tratti dai “Racconti” di Borges), nel 1980 pubblica per la Feltrinelli il romanzo autobiografico “Nero di Puglia”, finalista in quell’anno al Premio Viareggio (opera prima per la narrativa) e vincitore del Premio Fregene. Nel 1981 realizza per la rubrica “Primo piano” di RAI- 2 lo special televisivo “Ballata di un Nero di Puglia”.

Nel 1982 fonda il gruppo Ritoteatro e inizia un’intensa collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Roma realizzando alcuni importanti laboratori teatrali, tre dei quali nel carcere romano di Rebibbia, dove mette in scena lo spettacolo “Marat/Sade” da Peter Weiss, che ottiene il Premio Nazionale della Critica Teatrale 1988. Attualmente dirige, con Carla Brait, il Gruppo Teatrale “ I negri”.

’U jezzmen

Studio per un assolo teatrale a rischio per voce clandestina

di e con Antonio Campobasso

associazione gruppo teatrale “i negri”

regia, luci, spazio scenico e musiche Antonio Campobasso

aiuto regia e costume Carla Brait


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