Il 1725 è un anno di consacrazione per la fama di un Vivaldi all'apice della sua carriera; ad Amsterdam, per i tipi dell'editore Le Cene, viene data alle stampe l'opera ottava del Prete Rosso: la raccolta di concerti Il Cimento dell'Armonia e dell'Inventione, che contiene le celeberrime Quattro Stagioni. 

Nello stesso anno, l'ambasciatore francese presso la Serenissima, Jacques-Vincent Languet comte de Gergy, in occasione delle nozze del re di Francia Luigi XV con la principessa polacca Maria Leszczynska, commissionò ad Antonio Lucio Vivaldi una composizione celebrativa in forma di serenata. La Gloria e Imeneo fu eseguita per la prima volta la sera del 12 settembre nei giardini dell'ambasciata di Francia a Venezia. Charles Burney, nel 1789, scriveva  nella sua History of Music, che in Italia, in occasione dell'arrivo di importanti personalità, di sposalizi regali o delle rappacificazioni tra prìncipi o sovrani, si eseguivano cantate di notevole durata, per più voci accompagnate da organici considerevoli. Più esattamente, nel secolo precedente, col termine cantata si intendeva un componimento per voce singola con brevi recitativi seguiti da due o tre arie. 

La descrizione di Burney sembra riferirsi in modo più appropriato alla serenata, che si può definire una sorta di oratorio profano, con testi di intento celebrativo, sovente con allegorie mitologiche, senza l'azione drammatica che avrebbe costretto i protagonisti a cantare a memoria come nell'opera. Un'interessante caratteristica di questo genere musicale era che, a differenza dell'opera e dell'oratorio, dove si praticava una rigida gerarchia di ruoli assegnando un certo numero di arie a scalare dai protagonisti ai comprimari più o meno importanti, l'esposizione degli interpreti era paritaria, con un uguale numero di arie e la condivisione di almeno un insieme finale. 


L'usanza prevedeva un mecenate (addirittura citato, in questo caso, nell'ultimo recitativo) che, dopo aver commissionato l'opera al poeta e al compositore, si occupava anche dell'ingaggio dei musicisti, del luogo della rappresentazione e della scelta degli invitati ed era unito al dedicatario della celebrazione da legami parentali, politici o di amicizia. A questi canoni si confà perfettamente La Gloria e Imeneo. Di Vivaldi si conoscono otto serenate, ma nessuna sopravvissuta integralmente: di tre abbiamo solo la partitura, delle altre sono rimasti i libretti che lo indicano come autore della musica. Ci è giunto il manoscritto della partitura de La Gloria e Imeneo, anche se mutilo della copertina e della sinfonia, che, insieme a La Senna Festeggiante e L'Unione della Pace e di Marte, fa parte del gruppo delle cosiddette "serenate francesi", dedicate a Luigi XV. Scritte intorno agli anni venti del XVIII secolo, riflettono il particolare momento di sintonia tra Venezia e la Francia sostenuto dall'attività diplomatica del già citato ambasciatore Languet e testimoniato dall'ulteriore dedica di Vivaldi al sovrano francese del suo Te Deum. 

Il testo di circostanza della serenata, di autore ignoto, ricostruito, a causa della perdita del libretto, dalle liriche scritte sotto le note in partitura, mette in scena il dio greco Imeneo, figlio di Apollo, patrono degli sponsali, che insieme alla personificazione allegorica della Gloria, attributo del re di Francia, gareggiano nel magnificare le virtù della coppia di sposi omaggiati nella serenata, enunciando loro le gioie imminenti delle nozze e le glorie future della loro discendenza. L'evento si rivelò un grande successo, testimoniato da una cronaca manoscritta in italiano, conservata alla British Library (…si recitò nelle stanze della loggia posta in termine del Giardino…recitata da bravissimi Musici, e Cantatrici, quali con soavità della loro voce, quali novelli Orfei trassero [a] sé numero infinito di gondole, quale nascondea il mare istesso agl'occhij de' riguardanti), e da un articolo sul Mercure de France dell'ottobre 1725 che scrive: 'Dopo il ballo ci fu una serenata, le cui parole, adatte al tema [della festa], furono molto lodate, e la musica fu del signor Vivaldi, che è il miglior compositore in assoluto che vi è a Venezia'. 

La musica denuncia qualche debito nei confronti di alcune delle precedenti opere vivaldiane, ad esempio i riferimenti al Giustino (1724) nella prima aria e nel duetto finale; tuttavia il recupero di materiale musicale già proposto in altre composizioni, non era insolito nel periodo barocco e in particolare in questo genere circostanziale, spesso allestito nei tempi brevi dettati dall'urgenza dell'evento celebrativo. 

Un'ultima considerazione riguarda l'etimologia del termine serenata che, abitualmente riferito alla sera, deriva piuttosto dalla parola sereno, ad indicare una esecuzione all'aperto, col tempo sereno, che ne conferma ulteriormente il carattere  festoso.

Il concerto sarà eseguito con strumenti storici (on period instruments)
CONCERTO PER ARCHI E B.C. RV118
CONCERTO PER ARCHI E B.C. RV127
LA GLORIA E IMENEO RV687
Mezzosoprano: Gaia Petrone
Controtenore: Aurelio Schiavoni
HT Classical Baroque Soloists

All Saints' Anglican Church
Domenica 19 Maggio ore 18,30
Via del Babuino, 153 Roma

Ingresso:  Euro 25,00
Ridotto under30 e Legge 104:  Euro 15,00
Possibilità di acquisto della Family Card

INGRESSO RISERVATO RIDOTTO CON CADEAU IN RICORDO DELLA SERATA PER IL PUBBLICO FEMMINILE Euro 15,00 (prenotazione e poi pagamento il giorno del concerto in botteghino)

Acquisto Biglietti: https://htclassical.com/prodotto/vivaldiana-2024-i-concerto/
(sarà possibile effettuare il pagamento tramite Paypal, Carta di Credito o Bonifico Bancario)

Produzione Esecutiva: Giovanni Del Monte, HT Classical Fondazione "Flavio Del Monte"
Coordinamento Artistico: Giovanni Del Monte
Segreteria di Produzione: Dr.ssa Sandra Cappello e Stefania Colesanti
Progetto e Coordinamento Editoriale: Eraclea Edizioni
Risorse Sartoriali: Giampaolo Tirelli

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