Gli archivi digitali delle fonti dell'arte contemporanea nell'era della rete tra integrità, persistenza e deperibilità

L'inconveniente ha messo in evidenza, paradossalmente, la "materialità" dei documenti immessi in rete riproponendo, con urgenza, il problema, noto, della conservazione e dell'aggiornamento continuo del patrimonio culturale digitale. Ciò sia sul fronte dell'archiviazione sia sul versante di quelle che sono state opportunamente definite come delle vere e proprie autostrade informatiche, ovvero, dei tracciati che collegano le informazioni in rete amplificando, dilatando, se non dissolvendo i confini dell'archivio tramite la navigazione sul web.

Così, se in ambito umanistico si insegue il desiderio di persistenza dei materiali e delle opere insistendo, pur con opportune e significative eccezioni, sul valore della perennità, in ambito tecnologico alla durata si oppone, spesso, pena l'obsolescenza, il perenne cambiamento, l'aggiornamento continuo, l'incessante trasmigrazione dei dati che rischia di divenire - per molti aspetti - oggetto principale e non fine, della ricerca e dell'attenzione dello studioso.

A riguardo, i documenti digitali, come già era accaduto e come ancora accade con i media analogici quali la fotografia, il nastro magnetico, i dischi di vinile e i film che hanno creato, ancor più dei media a stampa nuovi problemi di conservazione, pongono, unitamente all'inevitabile, quanto preziosa, immissione nella rete, continui e ineludibili problemi.

Se l'informatica e il web rappresentano, infatti, ancor più nell'era di internet e delle reti sociali, una finalità dei materiali prodotti dal sapere umanistico, una destinazione obbligata ricca di potenzialità e sfide avvincenti comportano, al tempo stesso, proprio per la labilità intrinseca, e nonostante la prevenzione, dei rischi di cui la comunità scientifica deve tener conto.

Al dur désir de durer, per esprimersi con le parole di Paul Éluard, si oppone la necessaria quanto continua trascrizione, l'incessante salvataggio delle informazioni, la perenne trasmigrazione dei dati che dà luogo a una sorta di macchina, di ingranaggio continuo che solo apparentemente si auto-organizza.

Si è di fronte, dunque, ad una necessaria e non più procrastinabile riflessione sulla tutela e conservazione degli archivi digitali di storia dell'arte contemporanea già avviata, sotto il profilo generale, in altri ambiti di area umanistica e di cui parleranno, giovedì 14 luglio, alle ore 18.30, presso l'Associazione Culturale TRAleVOLTE, - Piazza di Porta San Giovanni, 10 – 00185 Roma-storici dell'arte, della letteratura e specialisti di biblioteconomia.

Gabriella De Marco

"C'era una volta Agave". Gli archivi digitali delle fonti dell'arte contemporanea nell'era della rete tra integrità, persistenza e deperibilità

Rino Caputo, Barbara Cinelli, Paola Puglisi ne parlano con Gabriella De Marco

Pretesto dell'incontro è la momentanea sospensione, dovuta ad un inconveniente tecnico, della fruizione di Agave. Contributo allo studio delle fonti della storia dell'arte in Italia del Novecento, ambiente digitale posto nel portale dell'Università degli Studi di Palermo e di cui è ideatrice e responsabile scientifico chi scrive.

Coordina Rino Caputo, pro Rettore per la Cultura Università di Roma Tor Vergata

Intervengono:

Barbara Cinelli, Università degli Studi di Roma Tre

Gabriella De Marco, Università degli Studi di Palermo

Paola Puglisi, Biblioteca Nazionale Centrale di Roma - Ufficio Collezioni Romane e di Grafica


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