Prossimi due appuntamenti del Centro Studi Enrico Maria Salerno nell'ambito del Festival dell'Arte reclusa 2014

Teatro Palladium, Roma, 11 dicembre 2014 – ore 21,00

in collaborazione con Festival Made in Jail

e Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo – Università Roma Tre

SASA’ DENTRO L’AVVENTURA

drammaturgia e regia di Fabio Cavalli

con Salvatore Striano

al pianoforte Franco Moretti

Produzione La Ribalta – Centro Studi Enrico Maria Salerno – Direzione Laura Andreini Salerno

Teatro Palladium di Roma 12 dicembre 2014 – ore 15,00

in collaborazione con Festival Made in Jail

e l’Università Roma Tre

DECENNALE

COMPAGNIA DEI LIBERI ARTISTI ASSOCIATI 2004 – 2014

Un Documentario su dieci anni di produzioni teatrali

al Teatro del Carcere di Rebibbia N.C. di Roma

Ideazione di Fabio Cavalli

Riprese di Daniele Lazzara e Sara Canonico

Montaggio di Daniele Lazzara

una Produzione del Centro Studi Enrico Maria Salerno diretto da Laura Andreini Salerno

Saranno in scena al Teatro Palladium - nell’ambito del Festival dell’Arte Reclusa – in collaborazione con Festival Made in Jail e l’Università Roma Tre, due appuntamenti da non perdere. L’11 dicembre alle ore 21,00 SASÀ DENTRO L’AVVENTURA, drammaturgia e regia di Fabio Cavalli, con Salvatore Striano; al pianoforte Franco Moretti.

Il 12 dicembre alle ore 15,00 seguirà un secondo importante evento in anteprima, il documentario su dieci anni di produzioni teatrali al Teatro del Carcere di Rebibbia N.C. di Roma: DECENNALE - COMPAGNIA DEI LIBERI ARTISTI ASSOCIATI 2004 – 2014, ideazione di Fabio Cavalli (Riprese di Daniele Lazzara e Sara Canonico Montaggio di Daniele Lazzara, una Produzione del Centro Studi Enrico Maria Salerno diretto da Laura Andreini Salerno).

Primo appuntamento dunque - 11 dicembre alle ore 21,00 - con SASÀ DENTRO L’AVVENTURA, drammaturgia e regia di Fabio Cavalli, con Salvatore Striano; al pianoforte Franco Moretti. “Il crimine è un’avventura” scriveva Jean Genet, l’autore maledetto, il galeotto che dalle carceri francesi, con la sua penna formidabile, tanti ne colpì e ferì, come nessuna spada riuscirebbe a fare. Era il Dopoguerra, il tempo in cui tutto può accadere. Salvatore Striano incontra Genet nel suo personale Dopoguerra: 2006, dalla galera di Rebibbia, all’indulto, alla libertà ritrovata dopo otto anni. In carcere, con Fabio Cavalli aveva conosciuto il teatro, con la Compagnia dei Liberi Artisti Associati – Reparto Alta Sicurezza. E si era fatto un nome. Un talento naturale, rivelato con l’interpretazione di Donna Amalia in “Napoli milionaria” di Eduardo; con Ariel, nella “Tempesta” di Shakespeare; con alcuni tragici e struggenti personaggi nell’ “Inferno” dantesco. Poi l’incontro col cinema (“Gomorra”, “Cesare deve morire”, “Take five” e tanti altri…) ha travolto ed esaltato il suo destino materiale, il suo vissuto di uomo e di attore. Ma, nel profondo, Genet è rimasto l’ispiratore della sua riflessione a proposito di se stesso e del mondo. Perché se “il crimine è un’avventura”, ed il giovane criminale (“L’enfant criminel”, J. Genet, 1948) muove i suoi passi nel mondo per trasformare i propri giorni di misero emarginato in un elettrizzante gioco d’azzardo, e se la vita criminale può diventare una fortunosa sfida al destino, al ceto d’appartenenza, al perbenismo … ecco: il palcoscenico non è forse altrettanto avventuroso? L’arte non è forse una sfida grande e pericolosa lanciata contro il senso comune, contro l’opinione della maggioranza? In molti, si sa, finiscono nel reclusorio dell’oblio che inghiotte gli artisti falliti.

Salvatore Striano comincia a crederci davvero: la vita d’artista è tanto e più avventurosa della malavita. E la trovi nella biografia di ogni istrione tracotante che sfida coloro che lo possono liberare o condannare con un semplice battimani (Prospero, che nel finale della “Tempesta” invoca la liberazione dell’applauso). Salvatore sceglie di presentarsi al cospetto di un giudice insolito, per lui, il “giudice naturale” degli artisti: il Pubblico. E di correre rischi diversi ma altrettanto terribili. Guarda caso ha letto Gadda, che proprio all’esaltazione del vitalismo criminale fatta da Genet, replica più o meno così: io posso avere pure comprensione e curiosità per la tua avventura umana di galeotto, ma il tuo libro (“Diario del ladro”, 1948) non mi piace. Tutti quanti dicono che è un capolavoro, ma a me non convince. Non ce l’ho con te, caro Jean, per quello che hai fatto nella vita, ma per quello che fai nell’arte. I tuoi crimini sono affar tuo e della Giustizia. E’ l’artista che io giudico. Non l’ex detenuto. L’artista. Se c’è …” (“Il faut d’abord étre coupable”, 1948).

Dopo un decennio di carriera fra il dentro e il fuori, Salvatore Striano, in arte Sasà, torna a sfidare il suo pubblico, sul palcoscenico del Palladium. Tutto da solo, senza rete. Sul filo musicale teso dal M° Franco Moretti e sul tenue tessuto di parole imbastite da Fabio Cavalli fra Shakespeare, Dante, Genet, e poi aneddoti carcerari autobiografici che svelano come e perché “il mondo è una prigione e la prigione è il mondo”. Nell’ambito del Festival dell’Arte Reclusa 2014 – in collaborazione col Festival Made in Jail. Produzione La Ribalta – Centro Studi Enrico Maria Salerno – Direzione Laura Andreini Salerno (in collaborazione con il Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo – Università Roma Tre)

Il secondo evento – sempre in collaborazione con Festival Made in Jail e l’Università Roma Tre – è quello che celebra i dieci anni di successi e di grande lavoro del Centro Studi Enrico Maria Salerno: 12 dicembre alle ore 15,00, in anteprima, il documentario su dieci anni di produzioni teatrali al Teatro del Carcere di Rebibbia N.C. di Roma: DECENNALE - COMPAGNIA DEI LIBERI ARTISTI ASSOCIATI 2004 – 2014, ideazione di Fabio Cavalli (Riprese di Daniele Lazzara e Sara Canonico Montaggio di Daniele Lazzara, una Produzione del Centro Studi Enrico Maria Salerno diretto da Laura Andreini Salerno).

Nel 2004 nasceva ufficialmente al Teatro del Carcere di Rebibbia N.C. la Compagnia dei Liberi Artisti Associati. L’esperienza teatrale maturata negli anni addietro da alcuni detenuti del Reparto Alta Sicurezza del penitenziario romano trovava in Fabio Cavalli il regista adatto a trasformare un ardito esperimento culturale in un nuovo orizzonte dell’esperienza teatrale nelle carceri. Nel 2012, dopo decine e decine di spettacoli e l’applauso di decine di migliaia di spettatori “liberi”, il valore artistico della Compagnia veniva celebrato a livello internazionale con l’uscita ed il successo del film “Cesare deve morire” di Paolo e Vittorio Taviani. In quella magnifica opera è condensato il lavoro teatrale di dieci anni su opere di Shakespeare, Eduardo, Giordano Bruno, Dante, Tolstoj, Morote, Aristofane, Thjis… , è documentato l’impegno di tanti detenuti-attori, la determinazione della Direzione del Carcere, del Garante dei Diritti dei Detenuti del Lazio, del Centro Studi Enrico Maria Salerno, del DAP e di tutti coloro che non hanno tremato all’idea di girare una pellicola all’interno di un Reparto di Alta Sicurezza con un cast di soli attori incarcerati. Poiché di attori si tratta: tutti loro, infatti, hanno conseguito il Diploma professionale grazie a corsi di formazione regionali. Negli anni, per fortuna, la Compagnia dei Liberi Artisti Associati si è rinnovata. Fra i fondatori solo pochi sono ancora in attesa di un percorso verso i primi permessi premio ed un anticipo di libertà. Gli altri (Arcuri, Carusone, Rizzuto, Striano, Esposito, Petrazzuolo, Maiorana…) oggi sono tornati nella società e possono cogliere i frutti di tanto lavoro artistico e culturale in carcere, proponendosi come attori, autori, conferenzieri, persino educatori sociali. Ma altri hanno raccolto il loro testimone e, sotto la costante regia di Cavalli, sono i nuovi protagonisti della Compagnia: il nuovo Capocomico Antonio Frasca, affiancato dai nuovi protagonisti Juan Bonetti, Giacomo Silvano, Francesco De Masi, Enzo Gallo, Vittorio Parrella, Angelo Moscato, Giancarlo Polifroni, e le nuove leve, Gerardo Donadio, Gennaro D’Orto, Giuseppe Perrone e molti altri.

La Compagnia e le sue produzioni teatrali riscuotono oggi un consenso generalizzato.

Il Documentario “Decennale dei Liberi Artisti Associati”, ideato da Fabio Cavalli, offre al pubblico che ancora non conosce la Compagnia e a tutti quelli che ad essa sono affezionati, la possibilità di vedere il lavoro di palcoscenico sul Giulio Cesare e su tutte le altre opere realizzate prima ed oltre l’esperienza cinematografica coi Taviani.


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