Nell'agosto 2019 ho fatto all'Edinburgh International Festival le prove dei nostri odierni schemi di distanziazione. Per assistere al testo di e con Tim Crouch, "Total Immediate Collective Imminent Terrestrial Salvation", si era disposti su due file concentriche di sedie tutte ben separate, e si scopriva una scissione tra dimensione quotidiana e mondo parallelo. Ora chi occuperà le poltrone in sicurezza del Teatro Belli per il XIX 'Trend. Nuove frontiere della scena britannica' conoscerà altrettanto un allontanamento di postazioni, uno scorporo di contatti: risultato di pareti e di ragionevoli ostacoli post-Covid, e d'una condizione più centrifuga dello spettatore. Questo concetto divisorio è anche il filo irregolare ma presente nei 14 testi che proponiamo. A cominciare esplicitamente dal monologo "Wall" di David Hare, cui si presta Valter Malosti: un muro innalzato per dividere ebrei e palestinesi. A fare da checkpoint è poi, nella storia umana, il letto: rifugio e sede di ostilità in "Sleepless" (Tra notti insonni) di Caryl Churchill, regia di Lorenzo Loris. Una muraglia virtuale è quella tra dimensione contemporanea e adozione artefatta d'un immaginario da anni '50 in "Home, I'm Darling" di Laura Wade per Luchino Giordana e Ester Tatangelo. La separatezza può essere data da differenza sociale e plagio narrativo: eccoci a "Mouthpiece" di Kieran Hurley, per Maurizio Mario Pepe. Un muro che s'oppone a far chiarezza su violenze è in "The Nights" di Henry Naylor, lettura per due voci di Elena Bucci e Marco Sgrosso. Uno spartiacque tra i genitori di una bambina scomparsa e la memoria della figlia è in "The Early Bird" di Leo Butler per Massimo Di Michele. Altra parete verticale, in "Angry Alan" di Penelope Skinner per Marco M. Casazza, incombe sull'uomo stufo di sentirsi sbagliato perché uomo. Un muro si frappone tra due età e due caratteri in "Heisenberg" di Simon Stephens per Carlo Emilio Lerici. Un muro c'è fra figli ubriachi e padre tassista in "Blue Thunder" di Padraic Walsh per Mauro Lamanna. Un muro di scarti dolorosi scandisce "Hold Your Own/ Tiresias" di Kate Tempest per Giorgina Pi. Un muro divide sequestratore e segregata in "The Collector" di Mark Healy per Francesco Bonomo. Un muro tra realtà e irrealtà s'insinua in "St.Nicholas" di Conor McPherson per Valerio Binasco. Un muro di due solitudini aleggia in "Bobby & Amy" di Emily Jenkins per Silvio Peroni. Un muro di visioni da donna single gremisce "My Brilliant Divorce" di Geraldine Aron, per Lerici. Nessuna barriera, invece, tra noi e il sostegno del Ministero dei Beni Culturali e della Regione Lazio.
 
Rodolfo di Giammarco

Programma:


23 ottobre
WALL
di David Hare
traduzione Andrea Peghinelli
cura e interpretazione di Valter Malosti
produzione TPE - Teatro Piemonte Europa

Si parla tanto di muri fisici e mentali e quello che separa Israele dalla Palestina è oggetto di discussione accesa e contraddittoria.

Dopo  il  viaggio  compiuto  per  scrivere  Via  Dolorosa, David Hare è spesso tornato in Israele e in Palestina. Con Wall (Muro), ha voluto offrire uno studio penetrante sulle questioni che la barriera di separazione innalzata tra israeliani e palestinesi fa deflagrare, per analizzare ciò che succede sia da una parte sia dall'altra di quel muro. "Come in Via Dolorosa", ha scritto Billington, "il testo è interpretato da Hare stesso ed è un esempio altrettanto avvincente di reportage, carico di umanità, nella tradizione  di James Cameron", e ha concluso la sua recensione con l'affermazione che "in un affascinante ribaltamento di valori, guardiamo sempre più al teatro, una volta visto come fonte di evasione, per avere questo genere di riflessioni, ampiamente documentate, sullo stato del mondo".

Si denota in Wall una scelta ben precisa: non insistere sulla violenza, ma raccontare come il muro ha violentemente modificato la regione e la quotidianità di chi abita quella terra. Partendo dall'attentato alla discoteca a Tel Aviv nel 2001 – che portò alla decisione di erigere questa lunga linea di separazione. Hare compie un vero e proprio viaggio (e di riflesso noi con lui) tra i vari check point, incontrando, tra gli altri, lo scrittore David Grossman. Assistiamo alla sua conversazione con amici israeliani sul significato e il senso di questo «recinto di separazione», così lo chiamano gli israeliani, oppure del «muro di segregazione razziale», così lo chiamano i palestinesi. Il punto di forza di Wall è che con delicatezza e incisività emerge come non ci sia nessun vincitore, da nessuna parte, anzi che il muro è «il crimine perfetto perché crea violenza» facendolo passare per un'arma di sicurezza.

Wall di David Hare è più di una conferenza ma meno di un testo drammatico, ha luogo in un teatro […] eppure non è un dramma convenzionale, un interessante ibrido dunque, che si è ulteriormente sviluppato come progetto particolare, attraverso la particolarissima versione filmica in motion capture  (si tratta di un film d'animazione) realizzata da Cam Christiansen.

"Il mondo non è scontato", sostiene David Hare, "le nostre reazioni al mondo non sono scontate. Ciò che diviene scontato è la mortale abitudine delle nostre descrizioni del mondo".

26 / 27 ottobre
SLEEPLESS.
TRE NOTTI INSONNI
di Caryl Churchill
traduzione Paola Bono
con Elena Callegari e Mario Sala
video Davide Pinardi
scena e decorazioni Daniela Gardinazzi, costumi Nicoletta Ceccolini
intervento pittorico Giovanni Franzi
luci e fonica Luigi Chiaromonte, collaborazione ai movimenti Barbara Geiger
spettacolo inserito nel Palinsesto del Comune di Milano "I talenti delle donne"
regia Lorenzo Loris
produzione Teatro Out Off
con il contributo di NEXT 2019 – Regione Lombardia

Lo spettacolo ha debuttato a Milano al Teatro Out Off  il 14 gennaio 2020.
Tre coppie a letto. Tre brevi atti di conversazione che, con l'irresistibile, estro tragicomico di Caryl Churchill si sviluppano abilmente intorno alla paura di affrontare la vita. Tre esempi di relazioni sentimentali che testimoniano una fase di cambiamento non solo nell'ambito della vita privata ma che finiscono poi per ripercuotersi di riflesso sulle nostre attitudini sociali. La grande scrittrice con sorprendente abilità introspettiva, affidandosi a una buona dose di humor nero, riesce a ritrarre le caratteristiche che condizionano l'essere umano contemporaneo nell'ambito della coppia, che si riflettono di conseguenza sulle condizioni di vita e sulle prospettive di cambiamento sociale. Caryl Churchill ci presenta, con toni grotteschi e molto divertenti, tre coppie che sono lo specchio di una evidente difficoltà di orientamento dell'uomo e della donna del nostro tempo.

Note di Regia
C'è una didascalia iniziale brevissima della Churchill che accomuna i tre episodi dopo averli differenziati dal punto di vista dello spazio. Tutte e tre le scene si svolgono intorno a un letto matrimoniale è come se assistessimo dal buco della serratura, spiando all'interno di una stanza, avendo come punto di riferimento il letto matrimoniale che ritorna in tutte e tre le  vicende. Proprio il letto che dovrebbe rappresentare per la coppia il rifugio ultimo, il luogo di estrema intimità, di compartecipazione, di massima corrispondenza affettiva e spirituale, diventa il luogo più insidioso entro cui i corpi e le menti dei protagonisti finiscono per sfidarsi senza esclusione di colpi, ferendosi senza via di scampo: quasi una prigione, ovvero l'opposto del luogo sicuro e protetto. Lo spazio sembra mutare di volta in volta, sino a restringersi, e a diventare, nell'ultima scena, totalmente privo di profondità prospettica, quasi schiacciato a ridosso degli spettatori.  Tre situazioni distinte anche nel linguaggio: la prima, violenta istintiva carica di frasi volgari dove i personaggi non dandosi tregua, sovrappongono le reciproche battute che arrivano ad essere comiche ed esilaranti e cadono come fendenti una sull'altra, generate dalle viscere più profonde dei propri brutali istinti. La seconda scena, in totale contrasto con la precedente, sospesa invece su atmosfere dilatate, anche buffe, in cui i due protagonisti sembrano fantasmi generati dal sogno di due sonnambuli. E infine la terza che inizialmente ci appare una sarcastica dichiarazione di intenti fatta da due protagonisti che affermano di essere cambiati ma riprecipitano nel gorgo della loro incomunicabilità, scivolando di nuovo nei loro errori di sempre, gli stessi da cui pensavano di essersi liberati. Tre atmosfere diverse, tre notti illuminate prima in modo crudo, spietato e poi onirico, fantastico, per arrivare, nonostante sia notte buia e fonda, all'estrema verità di luci violente e abbaglianti che inondano lo spazio con la luce accecante di una giornata in pieno sole.

Lorenzo Loris
dal 29 ottobre al 1 novembre
HOME, I'M DARLING
di Laura Wade
traduzione Andrea Peghinelli
con Valentina Valsania, Roberto Turchetta, Laura Nardi,
Luchino Giordana, Elena Callegari e Roberta Mattei
assistente alla regia Elena Lunghi
musiche Marco Vidino
coreografie jive Marco Pitorri
light designer Diego Labonia
scene Francesco Ghisu
costumi Ilaria Capanna
video e post produzione Michele Bevilacqua
comunicazione Francesca Melucci
regia Luchino Giordana ed Ester Tatangelo
compagnia pupilunari / produzione Hermit Crab
coprodotto con Teatro del Carro e Compagnia Dracma
prodotto grazie al contributo del Nuovo Imaie
testo Vincitore del Laurence Olivier Award 2019

Judy e Johnny vivono in una deliziosa villetta anni '50, completa di tutti i comfort che l'epoca può concedere. Judy volteggia per la casa con le sue splendide gonne a ruota dalle fantasie sgargianti, mentre si occupa delle pulizie e dei fantastici manicaretti che prepara per il suo Johnny. Siamo nei magnifici anni '50! Ma poi, da un cassetto Judy tira fuori un laptop e così scopriamo che la casa, i vestiti e quella vita perfetta sono una messa in scena. Piano piano la carta da parati si scolla, rivelando la realtà delle cose: Judy, manager di successo, ha deciso di abbandonare il competitivo mondo della finanza per diventare una casalinga perfetta anni '50, trascinando il consapevole Johnny in un gioco che precipita entrambi in un'anacronistica divisione dei ruoli, uomo/donna, confinati in un piano di realtà immaginario. Home, I'm darling ci racconta un estremo rifiuto del mondo contemporaneo, ci riporta all'origine di quella fuga, e alla sua evoluzione, illustrando la forsennata calibratura degli equilibri che regolano il rapporto tra uomo e donna, al ritmo di un jive.
Note di regia
Gli uomini e le donne dei '50 nell'immaginario comune hanno i volti del cinema hollywoodiano, si aggirano in ambienti glam, dal design curato e le maniglie tirate a lucido. Elettrodomestici di ultima generazione sono presenti in tutte le case, sembra non esistere la poverta? nei favolosi anni '50. Ma dietro i sorrisi smaglianti, i nastri colorati tra i capelli freschi di shampoo e le automobili ultimo grido, si nasconde la disperazione dei sopravvissuti. Gli anni '50 sono la reazione alla Seconda Guerra Mondiale, la reazione di un Occidente segnato da una ferita cosi? distruttiva e recente da dover essere rimossa. Si guarda avanti, ci si abbandona alla vita, per scuotere via le sanguinose macerie della Guerra, nella certezza che qualcosa d'incredibile arrivera? a cambiare in meglio le vite di tutti. Ma questi sono anche gli anni in cui si acuisce il conflitto razziale e cresce la paura per l'altro, inteso come straniero o semplicemente diverso, sono gli anni della Guerra Fredda. Sotto la patina del paradiso domestico, si muove un'inquietudine esistenziale, collera, sfiducia nel futuro. Perche? Judy e Johnny, figli del XXI secolo, scelgono gli anni '50 come ambientazione della loro fuga dalla contemporaneita?? Judy, manager qualificata, abbandona il mondo della finanza perchè non sopporta le gerarchie, la competizione sfrenata, il sessismo del mondo del lavoro. E sceglie come rifugio un'epoca che ha fatto di questi precetti un codice sociale, che fonda i suoi cardini sul ruolo della casalinga perfetta. C'e? un'inquietudine profonda che attraversa il salotto di Home, I'm darling: sotto le vesti di Doris Day, Judy nasconde una donna inquieta che rimanda all'autodistruzione di Blanche DuBois (Un tram che si chiama desiderio). E Johnny la segue. Questa e? la grande invenzione di Laura Wade: una storia di complicita? domestica, rappresentata sotto la lente della commedia, ci permette di osservare, attraverso la distanza temporale, l'angoscia che emerge dal divario di genere, tutt'ora irrisolto, ieri come oggi. Home, I'm Darling riesce a porre domande inattese su cio? che le donne, e gli uomini, desiderano nel XXI secolo, sulla natura dell'equilibrio da instaurare per azzerare il gap tra i sessi, e su come alcuni desideri, quelli piu? profondi di dialogo e integrazione, potrebbero essere realizzati.
Ester Tatangelo e Luchino Giordana
Spettacolo prodotto in Italia grazie al contributo del Nuovo Imaie
"Home, I'm darling di Laura Wade e? stata co-prodotta dal Theatr Clwyd e dal National Theatre e ha debuttato il 25 giugno 2018, regia di Tamara Harvey al Theatr Clwyd. L'opera e? stata poi trasferita al Duke of York's Theatre di Londra il 26 gennaio 2019. "
dal 2 all'8 novembre
MOUTHPIECE
di Kieran Hurley
traduzione Natalia di Giammarco
con Paola Minaccioni e Edoardo Purgatori
scene e costumi Nicola Civinini
sound design Lorenzo Benassi
foto di scena e video Manuela Giusto
regia Maurizio Mario Pepe
produzione Khora.Teatro / Compagnia Mauri-Sturno
in collaborazione con La Forma dell'Acqua

"Perche? sicuramente e? nobile voler essere una voce per chi non ne ha una, eh. Finche? non scoprirai che i senza voce, ce l'hanno una cazzo di voce e potrebbero volerla usare." 
Edimburgo.
Salisbury Crags. Crepuscolo.
Una donna fa un passo nel vuoto. Un ragazzo la tira indietro.
Due vite sono cambiate per sempre.
Libby trascorre le sue giornate nei caffe? di New Town e si definisce ancora una scrittrice. Declan e? un giovane artista di talento, alle prese con una vita familiare instabile. Mentre creano un'amicizia scomoda, complicata dalle loro differenze sociali e culturali, Libby riconosce l'opportunita? di rimettersi in carreggiata e fare davvero la differenza.
"Lei ha bisogno della storia di Declan. Ma ha il diritto di appropriarsene?"
Schietto, deciso e intriso di un umorismo inaspettato, Mouthpiece esplora due parti diverse della stessa citta?, che coesistono l'una all'insaputa dell'altra. L'urgenza narrativa di Mouthpiece si rispecchia nell'attualita? dei conflitti che i due personaggi vivono, ponendoci inevitabilmente di fronte a una domanda: e? possibile raccontare la storia di qualcun altro senza pero? sfruttarlo allo stesso tempo?
Dal pluripremiato autore scozzese di Beats (Soho Theatre e film per il cinema), Kieran Hurley torna a teatro con l'acclamato Mouthpiece. Lo spettacolo debutta al Traverse Theatre durante il Festival di Edimburgo (2018) e poi al Soho Theatre di Londra nel 2019.
La compagnia la forma dell'acqua torna per il quarto anno consecutivo a TREND dopo i successi di pubblico e critica Killology (2018), Furniture (2019) e Fuorigioco| The Pass (2017) in scena anche al Piccolo Eliseo nella stagione 2018/2019.

Note di Regia
Il testo di Kieran Hurley affronta due temi: la disuguaglianza sociale e la responsabilita? artistica.
Che responsabilita? ha un artista nei confronti delle persone reali di cui racconta la storia?
E? una vecchia domanda, ma sempre attuale soprattutto nella societa? di oggi abituata a consumare storie di vario genere, come in un fastfood: dai gossip dei vip, ai reality per finire con i collegamenti tv in zone difficili, il tutto diretto a tempo di pubblicita? da mandare in onda quando il climax e? al massimo.
Il gioco intelligente e compassionevole di Kieran Hurley va al cuore della questione. Questa e? la storia di Libby, una drammaturga scozzese di mezza eta?, depressa, di classe media, che supera il blocco dello scrittore appropriandosi della voce di Declan, un giovane della classe operaia, infestato da ansie, povero e con un talento per il disegno. Declan e? sottile come un guscio d'uovo, e? fragile come un pulcino ed e? sempre presente il rischio che la vita lo schiacci in un attimo.
Libby sembra offrirgli la salvezza attraverso l'arte, nutrendo il suo talento artistico per il disegno e attraverso l'opera che lei inizia a scrivere su di lui. Ma l'Autore non si limita a renderla un'ovvia, tragica storia di sfruttamento: in tutto, Mouthpiece ricorda esplicitamente al pubblico la struttura e i tempi previsti, e necessari, della narrazione teatrale. Libby si rivolge spesso al pubblico, impartendo piccole lezioni sulle regole della scrittura - dove hai bisogno di conflitto, quando dovrebbe esserci un capovolgimento di fronte. Quindi, mentre la storia si muove attraverso i suoi inevitabili alti e bassi, siamo preparati per quanto accadra? e diventiamo piu? circospetti.
Mouthpiece e? commovente, cupamente esilarante – e ci conduce verso l'appetitoso epilogo che bramiamo - e allo stesso tempo ci chiede in modo intelligente perche? vogliamo quel finale...
La vita non ci da? mai finali netti; le persone sono infinitamente piu? complicate e inaspettate, ci ricorda Hurley.
Maurizio Mario Pepe

9 novembre
THE NIGHTS
una lettura in musica per due voci
di Henry Naylor
traduzione Natalia di Giammarco
drammaturgia sonora Raffaele Bassetti
lettura in musica
di Elena Bucci e Marco Sgrosso
produzione Le Belle Bandiere
con il sostegno della Regione Emilia Romagna

"Mi guardi negli occhi. Chi è lei?"

Premiato all'Adelaide Fringe, Naylor si conferma con quest'opera capace di una scrittura graffiante, che in un crescendo di suspense evoca risvolti di una denuncia che non lascia spiragli all'ambiguità.
In occasione del dibattuto caso della sposa dell'Isis Shamina Begun, come da un buco nella memoria del passato emergono contrapposte le figure di Jane Fitz Carter, intraprendente giornalista islamofobica, e del Capitano Kane, mercante di memorabilia militari reduce da un passato avvolto in un omertoso buio.
Decisa a sfruttare l'opinione di un ex-eroe di guerra contro "un'estremista jihadista che odia l'Ovest, la giustizia liberale e la stampa libera", Carter si impegna in un'intervista da cui affioreranno scenari inquietanti che riguardano valori come identità, idealismo, eroismo, patria e l'incidenza del pensiero etico nella gestione della propria esistenza, mentre si aprono domande che ci riguardano tutti: la violenza va combattuta con una violenza gemella? la vendetta è una soluzione al male? si può credere alla limpidezza del mito? è possibile sfuggire a ciò che si è? In uno spazio disegnato da luci essenziali, due leggii diventano i luoghi di Carter e di Kane, ma anche di testimoni assenti e di fantasmi presenti, nello scorrere di una partitura nella quale le voci si intrecciano alla musica e dove la concretezza della parola sfiora per qualche attimo la poesia segreta che scorre in ogni vita.                                                                                
Elena Bucci e Marco Sgrosso

SINOSSI:
Come da un buco nella memoria, emergono le figure di Jane Carter, giornalista islamofobica, e del Capitano Kane, mercante di memorabilia militari reduce da un passato avvolto in un omertoso buio. Carter si impegna in un'intervista da cui affiorano scenari inquietanti che riguardano valori come identità, idealismo, eroismo e patria, mentre si aprono domande che riguardano tutti noi: la violenza va combattuta con la violenza? la vendetta è una soluzione al male? si può credere alla limpidezza del mito? è possibile sfuggire a ciò che si è?

dal 13 al 16 novembre 
THE EARLY BIRD / L'UCCELLINO DEL MATTINO
di Leo Butler
traduzione Enrico Luttmann
con Valentina Corrao e Roberto Marra
scrittura Gestuale Dario La Ferla
canto a cura di Elena Polic Greco
disegno luci Emanuele Lepore
assistente alla regia Daniel Pistoni
regia, scene e costumi Massimo Di Michele
produzione SmartIt
Si ringrazia ADDA - Accademia D'Arte del Dramma Antico, Siracusa

Nel mondo spariscono 8 milioni di bambini ogni anno, 22 mila al giorno, 1 milione i bambini che scompaiono in Europa. In Italia scompare un bambino ogni 7 giorni. 
E? questo il terreno, doloroso e difficile, in cui Leo Butler si addentra con L'uccellino del mattino, in cui l'attualita? viene rielaborata e studiata attraverso i canoni della ricerca artistica. Basato su un testo scarno e allo stesso tempo lirico, lo spettacolo e? imperniato sul dialogo tra Debby e Jack, genitori di una bambina scomparsa. Piu? che un dialogo, un flusso di coscienza che scorre magmatico sullo sfondo di un tempo immobile, paralizzato da un dolore totalizzante, in cui tra brusche virate di registro e scambi tra personaggi, i due protagonisti si rincorrono, litigano, si trasformano in altro, accecati dal bisogno e dal dovere di trovare un possibile colpevole.
Butler seziona l'argomento declinandolo in mille prospettive, offrendo al pubblico una visuale ricchissima, popolata da una moltitudine di situazioni e personaggi impersonati dai due genitori. Amore e rancori si mescolano fino ad essere indistinguibili, in questo unicum emotivo morso da varie rabbie. Che toglie il respiro.
Come in un ingranaggio rotto, il tempo e? bloccato, ha annichilito ogni possibile futuro. Si? e? fermato sul volto dei due giovani interpreti, entrambi ventenni, in quel giorno da cui non si puo? piu? scappare, prigionieri di un circolo vizioso di domande che non troveranno risposte.

dal 19 al 22 novembre
ANGRY ALAN
di Penelope Skinner
traduzione Marco M. Casazza
diretto e interpretato da Marco M.Casazza
assistente alla regia Barbara Enna
produzione La Contrada – Teatro Stabile di Trieste

"…Ok nel pomeriggio c'è la sessione sugli uomini vittime di violenza domestica e a seguire il secondo intervento di Angry Alan: false accuse di stupro
poi pausa caffè
e a fine giornata una sessione di gruppo sul riappropriarsi del proprio potere maschile!"

Roger è stufo marcio di sentirsi sbagliato in quanto maschio. Il suo matrimonio è andato a rotoli. La multinazionale per cui lavorava come dirigente lo ha messo in esubero senza tanti complimenti. Sul sito web di Angry Alan, leader del Movimento per la Difesa dei Diritti degli Uomini trova risposte semplici alle questioni complicate che gli affollano il cervello.

Al maschio americano tartassato dalle statistiche sugli stupri e da quella che definisce una Società Gino-centrica, Alan "l'incazzato" offre finalmente messaggi positivi, una riscossa fiera e rabbiosa.

Ma per Roger il destino ha in serbo un ennesimo, ironico colpo basso…

dal 26 al 29 novembre
HEISENBERG
di Simon Stephens
traduzione e adattamento Carlo Emilio Lerici
con Antonio Salines e Francesca Bianco
regia Carlo Emilio Lerici
produzione Teatro Belli

"Noi due stiamo facendo la cosa più strana che possano fare due persone?" 

Nella confusione di una affollata stazione ferroviaria di Londra, Georgie vede Alex, un uomo molto più vecchio di lei, e lo bacia sul collo.
Da questa scintilla prende il via un affascinante dialogo, quasi una sfida, dove le incerte e spesso comiche schermaglie tipiche delle relazioni umane diventano brillante materia teatrale.
Questa sfida, però, cambierà per sempre la loro vita.

Il titolo fa riferimento al fisico atomico Werner Heisenberg, conosciuto per il "principio di indeterminazione", ovvero l'idea che possiamo misurare con precisione sia la velocità di una particella subatomica che la sua posizione, ma non contemporaneamente.

Lo spettacolo è stato commissionato dal Manhattan Theatre Club di New York dove ha debuttato nel giugno 2015, e ha avuto la sua "prima europea" proprio a Trend, nella quattordicesima edizione.

Ad interpretare Heisenberg di Simon Stephens sono Antonio Salines e Francesca Bianco, coppia storica del Teatro Belli, diretti da Carlo Emilio Lerici che ha curato anche la traduzione e l'adattamento.

Un'occasione per scoprire uno dei più importanti autori contemporanei britannici.

1 / 2 / 3 dicembre
BLUE THUNDER
di Padraic Walsh
traduzione Maurizio Mario Pepe
con Marco Cavalcoli, Mauro Lamanna, Gianmarco Saurino
organizzazione generale Pietro Monteverdi
regia Mauro Lamanna
produzione Divina Mania

SINOSSI

"La mia vita è quella in cui si ha paura che succeda qualcosa e poi succede".

1 taxi. 3 uomini. 40 minuti per salvare una famiglia.

Sono le 3 del mattino in una piccola città dell'Irlanda. Il nightclub è chiuso e Brian non prenderà altre corse fino a domani. Ma, quando i suoi figli ubriachi si presentano chiedendo un passaggio a casa, diventa chiaro che la notte è appena iniziata. Avviene tutto nel suo taxi. Stasera Brian e i suoi due figli parleranno di come sistemare le loro vite mentre, in piena fame chimica, mangiano il loro cibo spazzatura da asporto.

L'opera teatrale di Padraic Walsh, fortemente coinvolgente, pone una lente di ingrandimento su una famiglia ormai in frantumi della media borghesia irlandese. Divertente e straziante a fasi alterne, Blue Thunder esamina i concetti di virilità, di salute mentale, e cosa succede quando la vita non va secondo i piani.

NOTE DI REGIA

Quando pensa alla parola casa, ogni uomo pensa a una cosa diversa: a una casa diversa.
Questa parola, oggi abusatissima, contiene in sé una complessa rete di significati, i quali, nonostante la loro forza, possono sparire e nascondersi sotto la polvere della routine, dell'incomprensione e dell'indifferenza.
Il contrario di casa è allontanarsi.
Un minibus - taxi non è nient'altro che un mezzo di trasporto, ma se le sue pareti possono custodire anime in tumulto, che cercano il coraggio di avvicinarsi, di incontrarsi davvero, se pure per qualche breve e intensissimo minuto, anche questo mezzo può trasformarsi in casa.
Nel confronto con la potente opera di Padraic Walsh, il tentativo è quello di ricostruire, con le sue complessità e contraddizioni, un luogo dell'intimità, un'invisibile e accogliente casa capace di contenere, per il tempo che ci è dato, le vite faticose dei nostri tre personaggi, e le metta in sincera relazione: un'utopistica architettura familiare.

4 / 5 dicembre
HOLD YOUR OWN/Tiresias, B side
lettura scenica a cura di Bluemotion dal testo di Kate Tempest
traduzione Riccardo Duranti
regia Giorgina Pi
con Gabriele Portoghese e Giulia Weber
ambiente sonoro Collettivo Angelo Mai
luci Andrea Gallo
produzione 369gradi/Angelo Mai/Bluemotion

Non si impara.
Si ricorda.
Kate Tempest

Il lavoro sulla figura di Tiresia continua. Seguendo la voce di Tempest vorremmo continuare a condividere in teatro i suoi versi. Il nostro precedente lavoro Tiresias è tratto dal poemetto iniziale del libro Hold your own/Resta te stessa. Vi è poi nel volume una seconda parte. Se nella prima, tutto d'un fiato, viene ripercorsa la vicenda delle tante vite di Tiresia all'interno della sua lunga vita, qui si respira profondo e con la lente che ingigantisce le piccole cose si assaporano i dettagli, si ingrandiscono gli istanti. Infanzia, vita di donna, vita da uomo e cecità sono i quattro quadri in cui si muovono queste poesie. A tratti sembra di lavorare ancora sui materiali di Tiresias, sulle parti poi escluse per essere accolte altrove. Si scorgono le intelaiature di nuove forme pur appartenenti allo slancio del poemetto iniziale e ci si perde dentro, così come nelle suadenti e dolorose pagine in cui ci si immerge nel dono intimo di un diario.
Un lato b del nostro viaggio sul veggente dalle tante vite, sulla donna che non ha mai smesso di essere, sullo sguardo mai perduto, su Tiresia che continua a parlarci. Vorremmo allora condividere questo per noi irrefrenabile motore umano, concederci una lettura di poesie ad alta voce che Gabriele e Giulia metteranno a disposizione di chi vorrà aggiungersi a loro.

dal 10 al 13 dicembre
THE COLLECTOR
di Mark Healy
dal romanzo di John Fowles
traduzione Giorgio Lupano
con Giorgio Lupano e Beatrice Arnera
video Andrea Canepari
luci e fonica Patrick Vitali
regia e impianto scenico Francesco Bonomo
produzione a.ArtistiAssociati
L'incontro
Il progetto, come spesso accade, nasce proprio in uno dei tanti camerini dei teatri Italiani, dove si condividono le aspirazioni e le urgenze professionali. Il Collezionista di Mark Healy ha risposto fin da subito a due sfide che avevamo deciso di affrontare: da un lato un banco di prova per i due attori protagonisti e dall'altro la trattazione di un tema che a noi preme da sempre, vale a dire la violenza sulle donne o piu? in generale il conflitto di genere.

La trama
Frederick Clegg e? un uomo schivo con la passione dell'entomologia: il suo unico interesse e? catturare e collezionare farfalle. Ha da qualche tempo notato Miranda, una giovane e affascinante studentessa d'arte, una ragazza tanto vitale e luminosa quanto lui e? anonimo e ombroso. Dopo una fortuita vincita alla lotteria che lo rende ricchissimo, decide di comprare una vecchia casa isolata, di riadattare il seminterrato ad appartamento e di rapire la ragazza; e? convinto che stando da sola con lui imparera? a conoscerlo e quindi ad amarlo.

Note di regia
La necessita? di mettere in scena questo testo risiede nella sua capacita? di risuonare dentro di noi come un fatto di cronaca. La violenza del rapporto tra carnefice e vittima e? tutta psicologica e, per metafora, rappresenta la guerra di genere che in ambiente domestico e? causa di morte o maltrattamenti perpetrati dagli uomini sulle donne. Abbiamo voluto, dunque, evidenziare quello che l'autore gia? suggerisce nel presentare il personaggio del rapitore come un uomo comune, qualcuno che potrebbe essere il nostro vicino, qualcuno a cui riconoscere in qualche modo le ragioni del suo gesto insensato, tanto da farci dubitare della nostra stessa integrita? etica. Frederick Clegg non percepisce sé stesso come un criminale o un mostro: egli agisce -a suo dire- per amore e decide di segregare Miranda poiche? non ha altri strumenti per avvicinarla; e? un uomo che sembra non avere interessi al di fuori della sua collezione; isolato e in una sorta di cattivita? e? "semplicemente" incapace di relazionarsi con il prossimo. Miranda al contrario, e? un personaggio multiforme, capace di adottare le strategie piu? diverse per salvarsi la vita. In questo senso abbiamo inteso sintetizzare in lei le molte forme di resistenza che le donne attuano quotidianamente in ambiente domestico e in generale nella societa?. Per riuscire nell'intento di rendere questi personaggi degli archetipi, tutto il lavoro e? stato impostato a spogliare il testo di connotazionI temporali o geografiche trasformando la scena in un non-luogo dove si combatte una guerra senza tempo per la sopravvivenza.

Francesco Bonomo

14 dicembre
ST.NICHOLAS
di Conor McPherson
traduzione Anna Ashton Parnanzini
reading agìto e a cura di Valerio Binasco
Trilly Produzioni

Una cosa è l'umanità minuscola e anonima che il dublinese Conor McPherson instilla nel 1997, a ventisei anni, nei racconti più o meno astratti e fantasmatici cui ricorrono coloro che s'incontrano in un pub, dentro "The Weir" (La chiusa), che m'è familiare perché l'ho messo in scena, e un'altra cosa è il lato oscuro di un critico di teatro, il confine tra il naturale e il soprannaturale, che McPherson conia nel corso dello stesso anno, scrivendo il monologo "St. Nicholas". Il testo che ho già diretto apparteneva al genere dei Winter's Tales, questo cui do personalmente voce oggi discende, per le parti fantastiche, da Poe, da Coleridge, da Le Fanu. Non mi dispiace calarmi nei panni di un recensore che, munito di immaginazione e affabulazione, incline alle ossessioni, è pronto a esaltare o distruggere l'opera che vede. Una figura di padre di famiglia che a Dublino si scopre infatuato di un'attrice, l'accompagna a casa «con Chaucer e Milton seduti dietro, nella macchina, che si divertivano un mondo», disposto poi a seguirla nella tournée londinese della compagnia di cui la ragazza fa parte, per trovarsi avventurosamente nelle mani, lì, di una congrega di strani e mimetizzati vampiri, in un'altalena di realtà e irrealtà, sottoposto ai traffici notturni del dandystico e succhiasangue William. Sensibilità, fascinazione, allucinazione, sudditanza, repulsione. Ne deve aver saputo bene qualcosa Bram Stoker, inventore di "Dracula", anche impresario teatrale, anche critico. Conor McPherson scelse di dirigere lui stesso "St. Nicholas" nell'intimo spazio del Bush Theatre, a Londra. E ora, qui, ho scelto io di imprestare le voci a questo testo, davanti a voi.

Valerio Binasco

dal 16 al 19 dicembre
BOBBY & AMY
di Emily Jenkins
traduzione Natalia di Giammarco
con Petra Valentini e Mauro Lamantia
regia Silvio Peroni
produzione
Khora.Teatro / Compagnia Mauri-Sturno

Siamo alla fine degli anni Novanta: Take That, Tamagotchi e caramelle alla frutta. Quando Bobby e Amy, entrambi di 13 anni, si incontrano, centinaia di mucche punteggiano i campi e il sole splende sempre ma quando l'afta epizootica colpisce le comunità agricole nell'Inghilterra rurale, le mucche iniziano a morire e la sonnolenta città di Cotswold deve affrontare una catastrofe che cambierà la loro vita per sempre. Due attori interpretano il colorato mix di personaggi - esattamente 18 – della cittadina di provincia, trasformando la banale realtà quotidiana in un paesaggio onirico, poetico e nostalgico. Dal proprietario di un bar al farmacista, dai genitori ai bulli della scuola. Un affresco di vite e storie che gravitano attorno ai due protagonisti Bobby e Amy. Entrambi emarginati; Bobby non riesce a sviluppare interazioni sociali, Amy si è chiusa in sé stessa dopo la morte del padre. Queste due solitudini sono destinate ad incontrarsi e quando si uniranno per aiutare un contadino nel suo lavoro, la vita in due diventerà un po' più facile. Bobby & Amy parla di amicizia, forse d'amore ma soprattutto di quello che succede quando il nostro modo di vivere è minacciato da chi non lo capisce.

20 / 21 dicembre
MY BRILLIANT DIVORCE
di Geraldine Aron
traduzione Carlo Emilio Lerici
con Francesca Bianco
e con (video)
Susy Sergiacomo (la Madre)
Fabrizio Bordignon (Vikram)
Martina Gatto (Eileen)
Germano Rubbi (Max / Palla-da-biliardo)
Antonio Palumbo (Warren)
regia video Enzo Aronica
regia Carlo Emilio Lerici
produzione Teatro Belli

Come si fa a sopravvivere con ironia ad un divorzio e come si fa a reinventarsi la vita, da single, a cinquant'anni? Ce lo racconta Angela (Francesca Bianco), la protagonista di questa commedia brillante. La vicenda prende inizio quando Max (soprannominato Palla da Biliardo), ha da poco lasciato Angela per una giovane amante argentina. Come se non bastasse anche sua figlia se ne è andata di casa, per andare a vivere con il fidanzato. Ma prima di andarsene le ha rivelato che le scappatelle del marito andavano avanti ormai da parecchio tempo, e che lei era l'unica a non saperlo. Rimasta sola, con l'unica compagnia del suo cane Jack, Angela deve imparare a fare i conti con la sua nuova condizione di "single involontaria". Alternando la rabbia nei confronti del marito traditore, attimi di gioia per la libertà ritrovata, la speranza per un'eventuale riconciliazione e la riluttanza nel firmare le carte per il divorzio, Angela ci fa ridere e commuovere mentre racconta le sue avventure per ricostruire la propria vita; dalla help line telefonica per aspiranti suicidi alla visita in un sexy shop, passando per appuntamenti con uomini improbabili e pacchetti vacanze per single. Il tutto accompagnato dai fuochi d'artificio che scandiscono il passare del tempo.
Una trama semplice, ma assai frequente nella vita di molte donne, che si cala con leggerezza nei temi della solitudine, di come un genitore debba affrontare la separazione dai propri figli diventati grandi e di come una donna, che si è sempre vista come moglie e madre, improvvisamente debba ricostruire una propria dimensione personale, libera da questi ruoli tradizionali. Un racconto al femminile che molto ci dice di come la società vede le donne singles, contornato da voci e personaggi della vita di Angela, in parte interpretati dalla stessa Angela e in parte presenti nei video con i quali la stessa Angela dialoga.

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