Mostra di Ekaterina Panikanova

La sera fumosa d'estate

Dall'alta invetriata mesce chiarori nell'ombra

E mi lascia nel cuore un suggello ardente.

Ma chi ha (sul terrazzo sul fiume si accende una lampada) chi ha

A la Madonnina del Ponte chi è chi è che ha acceso la lampada? C'è

Nella stanza un odor di putredine: c'è

Nella stanza una piaga rossa languente.

Le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto:

E tremola la sera fatua: è fatua la sera e tremola ma c'è,

Nel cuore della sera c'è,

Sempre una piaga rossa languente. (L’invetriata, Dino Campana)

La mostra di Ekaterina Panikanova è una proposta di un viaggio nello spazio domestico e nell'identità e nel corpo del potenziale visitatore.

Come nella poesia L’invetriata di Dino Campana, l’artista tende a comunicare l'esistenza di una realtà interiore che si manifesta in segni quotidiani che assumono la valenza di elementi perturbanti.

La casa, i suoi inquilini sono al contempo territorio esteriore e interiore di relazioni, desideri, conflitti e tensioni intime di ognuno di noi, evidenziando la drammatica dicotomia tra la “maschera sociale” e l’autenticità dell’essere nella sua essenza: elementi che vivificano e contestualmente insidiano l’individuo.

Ekaterina invita il suo pubblico a prendere parte ad un percorso che entra nell’intima soglia della dimensione domestica intesa come rappresentazione a livello inconscio del corpo umano e delle personalità che lo abitano.

L’artista svolge la sua indagine sulla dimensione mnemonica e visuale impiegando la sperimentazione di materiali nuovi per lei che appaiono destabilizzanti nella loro appercezione fisica. I cristalli e il piombo di Prosit esemplificano la dicotomia leggerezza/pesantezza; il piombo è impiegato dall’artista rinnegando le sue caratteristiche fisiche e trasformandolo in un gioco di lievi merletti. Il vetro d’altro canto diviene una solida architettura di candele votive.

Un gioco di sovvertimento tra funzione dell’oggetto e le caratteristiche dei materiali che tradizionalmente lo compongono attraverso un ribaltamento percettivo ci pongono in una condizione visualmente spaesante.

Il progetto si presenta come un’unica installazione in cui gli oggetti, portati alla luce come reperti dalla memoria, si trasformano diventando veri e propri oggetti di culto in uno scenario complesso e apparentemente frammentario.


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