La Galleria della Tartaruga presenta, a distanza di otto anni dalla sua ultima esposizione, la nuova personale dell’artista Sigfrido Oliva. In questa mostra Oliva presenta circa venti dipinti, alcuni disegni a matita e molte delle sue incisioni che lo hanno fatto conoscere e apprezzare dal mondo della critica ma anche dai collezionisti.
Nelle sue opere c’è chi vi ha letto una “certezza d’amore” come Renato Civello, chi invece ha parlato della sua assoluta fede nella “grazia” del mondo ed ha notato il continuo trasferirsi della sua attenzione “dal segno all’oggetto osservato e da questo di nuovo al segno come a stabilire un rapporto di doppia chiarezza tra il tema e lo stile, tra la natura e la sua forma”, così scrisse Renzo Vespignani.
Ida Mitrano ha invece annotato: “Oliva fissa l’attimo, ne dilata i tempi e solo allora i silenzi la malinconia, l’attesa, la commozione che caratterizzano la sua arte, smettono di essere fine a se stessi per divenire la condizione dell’incontro con la vita, con il fluire delle cose, con la dimensione del reale come luogo dell’anima”.
Osservando le sue incisioni Gabriele Simongini ha scritto “il rigore imposto dalla prassi incisoria non lascia mai che i sommovimenti del cuore offuschino il suo sguardo attento e analitico”.
Quindi Claudio Strinati scorge nella sua opera una vena sottilmente malinconica che si posa su tutte le cose e le offusca.
Naturalmente tutte queste osservazioni così intense e partecipi sono accomunate da un filo percettivo unico, che evidenzia la stretta, a volte simbiotica relazione tra i dinamismi della sua personalità psichica e la tela o la lastra, come acutamente scrive Ennio Calabria.

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