La Galleria della Tartaruga presenta per la prima volta l'artista Gabriella Morbin in una sua mostra personale che si compone di circa venti dipinti ad olio e ad acquarello dedicati al paesaggio romano, perlopiù quello riguardante le antiche vestigia.
Scrive infatti così Flaviano Raschietti nella presentazione in catalogo della mostra di Gabriella Morbin: "Goethe affermava curiosamente che i colori hanno delle qualità, sono "morali". Non nel senso che i colori debbano essere considerati come provvisti in sé e per sé di una sorta di "valore". Per Goethe i colori non sono solo una manifestazione della polarizzazione tra luce e oscurità che l'osservatore riceve passivamente, ma anche un'elaborazione dell'occhio e, quindi, della mente. Sono perciò un fenomeno attivo e non solo passivo, del quale entrano a far parte la fisiologia, la psicologia, l'emotività, lo spirito. È come se i colori esercitassero un'azione analoga a quella della musica nel nostro animo. I colori agiscono profondamente su di noi, individui che subiscono la natura, ma che la possono anche "trascendere", in particolare nell'azione creativa degli artisti. Gli oggetti, le cose, l'ambiente e la natura che ci circondano cambiano colore a seconda del variare dei due fenomeni originari della luce e dell'oscurità. Ecco perché, ad esempio, i colori del mezzogiorno sono più intensi, brillanti e caldi di quelli della sera.
È alla luce e alle ore, alla luce e al mutare dei suoi effetti sul mondo e su chi ci vive che Gabriella Morbin ha voluto dedicare questa esposizione che raccoglie le sue opere più recenti. I luoghi rappresentati sono parte della Roma antica, del Foro romano, luoghi molto amati anche da Goethe. Ma sono un pretesto per misurarsi, in realtà, con la luce e il buio delle ore del giorno, la luce e l'oscurità dello scorrere della vita interiore, dell'allegria e della malinconia delle ore, delle emozioni e delle pene dei giorni. Sono i motori della creatività, il modo più alto per trascendere la natura."

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