Elio Castellana, pugliese d'origine, romano d'adozione, torna alle sue radici, indagando, tramite il mezzo fotografico, la mutazione del paesaggio pugliese, nello specifico quello della spiaggia di Cerano, a pochi chilometri a sud di Brindisi, dove è nato.
Il progetto è iniziato come un faccia a faccia tra l'artista e la falesia argillosa che delimita il litorale, un'osservazione metodica e costante di quelle pareti dal colore cangiante che - plasmate nel tempo dalla natura tramite erosioni, smottamenti, frane e mareggiate - modulano e modificano naturalmente il paesaggio circostante.
Lungo quel tratto di costa risulta contemporaneamente la risposta ad un'istanza intima e privata di Elio Castellana, che si addentra così nei luoghi della sua memoria, ma anche ad una sorta di indagine geologica, antropologica, filosofica, estetica e culturale.
Fronteggiare questa materia fragile, mutevole, eppure potente, infatti, è stato un punto di partenza per una meditazione più profonda sulla natura, sull'umano, sulla volatilità della materia e sulla pervasività della vita. Quello di Elio Castellana è un lavoro di ricerca dei segni lasciati dal Tempo e dalla Natura sullo schermo delle falesie argillose della spiaggia di Cerano, ma è anche una rappresentazione che travalica la natura geologica del paesaggio e che comprende anche l'elemento antropico, l'elemento umano che abita quei luoghi e che è coinvolto, insieme alla natura, nelle sue alterazioni paesaggistiche.
L'installazione esposta presso la Galleria Gallerati di Roma si compone di più elementi indipendenti organizzati nello spazio secondo il principio di simmetria e reciprocità e interconnessi da rimandi formali, concettuali e materiali. Il corpus fotografico, che si divide in un dittico e un trittico, richiama nel suo allestimento l'arte sacra medioevale e rinascimentale; al centro della sala è posizionato il calco di un masso trovato nella spiaggia di Cerano, traccia della tensione tra il divenire e la mutevolezza della natura originaria e la necessità, tutta umana, di fermare, tramite la tecnica, la trasformazione della materia, ossia la sua morte.


Consultabili in una cartellina separata, alcune stampe su carta cotone a tiratura limitata che si focalizzano sulla rappresentazione della falesia pugliese, dettagli di burriana memoria che trovano la loro sussistenza nell'astrazione partendo dalla tangibilità della materia paesaggistica.

All'inaugurazione della mostra saranno presenti anche due testi critici scritti da Claudio Libero Pisano, curatore della mostra, e dal Prof. Felice Cimatti, filosofo, docente e conduttore radiofonico, che ha accettato l'invito dell'artista a confrontarsi criticamente con Lungo quel tratto di costa per le affinità fra la ricerca di Castellana e il suo pensiero filosofico.
Durante il periodo espositivo della mostra, venerdì 18 giugno alle ore 19.00, è previsto un talk a tre con l'artista, il curatore della mostra Claudio Libero Pisano e il professore Felice Cimatti.

Elio Castellana (Brindisi, 1971) artista visivo e fotografo, ha studiato psicologia e comunicazione all'università di Roma, ha lavorato per un decennio come autore e regista nell'ambito del teatro immagine e si è perfezionato presso la Scuola Romana di Fotografia.
La sua ricerca artistica si concentra spesso sul confine fra realtà e finzione e sulla meraviglia dell'esistente. Considera l'arte come la manifestazione di un itinerario spirituale nel mondo e nella coscienza, che sia personale o universale poco importa. Utilizza indifferentemente diversi media, dall'installazione, al video, alla performance, alla fotografia, purché funzionali fenomenologicamente alla sua poetica artistica. Ha partecipato a mostre nazionali e internazionali. Le sue opere sono presenti in collezioni museali permanenti e in collezioni private. Suoi lavori sono pubblicati in cataloghi nazionali ed esteri. Vive e lavora fra Roma e Brindisi.

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