Umberto Bignardi (Bologna, 1935 - Milano, 2022) vive a Roma gli anni cruciali della sua ricerca, nel 1954 si trasferisce in città per studiare all'Accademia di Belle Arti, dove conosce e stringe amicizia con giovani artisti suoi coetanei come Jannis Kounellis e Pino Pascali e nella capitale rimarrà fino alla fine dei Sessanta, prima di trasferirsi a Milano, dove ha vissuto per tutta la vita.
Artista estremamente stimolante, sia per il suo lavoro legato alla pittura informale, che per lo studio sulle immagini e la loro metamorfosi. Fase centrale del suo lavoro è quella legata alla Pop, che si sviluppa attraverso il disegno e le esperienze multimediali, di cui sarà pioniere.
La mostra monografica – la prima in una galleria romana dopo gli anni Sessanta e la prima dopo l'antologica del 1994 curata da Maurizio Calvesi e Laura Cherubini alla Sapienza – segna un ritorno a Roma per la ricerca di Bignardi proprio attraverso un focus su quegli anni cruciali.
Le opere degli anni '50 e '60, disegni e grandi tele storiche oltre a un nucleo di rari documenti, in mostra alla Galleria Valentina Bonomo si rivelano sempre più una testimonianza importante della scena artistica romana, luogo di scambio cruciale per l'ambiente intellettuale internazionale e ampiamente all'avanguardia rispetto ad altre realtà dell'epoca.
Pioniere delle sperimentazioni visuali sin dai primissimi Sessanta, Umberto Bignardi dalla fine dei Cinquanta a quasi tutti i Sessanta è infatti tra i protagonisti di una stagione irripetibile per Roma. Nel 1957 avviene un fondamentale incontro, tramite Toti Scialoja – suo maestro all'Accademia –, con Cy Twombly, che lo indirizza verso una pittura di gesto e di segno, in cui compaiono parole e nomi, quasi un nuovo alfabeto di forme e segni.
A Roma diventa poi uno dei protagonisti de L'Attico ed è tra gli artisti di una mostra epica della galleria di Fabio Sargentini, Fuoco Immagine Acqua Terra, accanto a Schifano, Pascali, Kounellis e altri artisti. In questa occasione espone il Rotor che, citando Muybridge, presenta quella che oggi definiremmo video-installazione, con i corpi (anche nudi, dello stesso Bignardi e di altri suoi compagni di strada dell'epoca) in movimento e animati nello spazio, attivando un coinvolgimento sensoriale del pubblico, avvolto dal silenzio.
Sarà l'avvio di un lavoro complesso che negli anni successivi troverà ampio sviluppo in tutto il lavoro multimediale che concepirà per Olivetti e IBM nel ruolo di direttore artistico per grandi esposizioni, convention e altri eventi. Dopo pochi mesi l'opera è presentata da Germano Celant, che lo definisce, insieme a Jannis Kounellis "Guerrigliero sistematico", alla Galleria Bertesca di Genova nell'ambito di un'altra mostra epica, Arte Povera e Im Spazio.
La mostra è presentata da un testo di Lorenzo Madaro, curatore del progetto espositivo e docente di Storia dell'arte contemporanea all'Accademia di Belle Arti di Brera (Milano).

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