Presentazione del libro Aspettando Antigone e altri racconti, giovedì 2 febbraio 2017 alle ore 19:30 presso la Libreria Fahrenheit 451, Campo de' fiori 44, Roma.

ASPETTANDO ANTIGONE E ALTRI RACCONTI
(Glifo Edizioni 2016)

a cura di Beatrice Monroy
testi di Sara Calvario, Mariagiulia Colace, Marta Franceschelli, Nunzia Lo Presti, Simona Sciarabba, Claudio Zappalà
Testi introduttivi di Emma Dante e Beatrice Monroy

Intervengono gli autori Sara Calvario, Mariagiulia Colace, Marta Franceschelli, Nunzia Lo Presti, Simona Sciarabba, Claudio Zappalà
Letture dal libro a cura degli autori

I sei autori del libro sono tra i 23 allievi attori della Scuola del Teatro Biondo protagonisti dello spettacolo Odissea A/R, liberamente tratto dal poema di Omero, drammaturgia e regia di Emma Dante (produzione Teatro Biondo Palermo), in scena al Teatro Argentina di Roma dal 31 gennaio al 5 febbraio 2017. Lo spettacolo ha registrato il tutto esaurito già da molti giorni.

Con l'attenta curatela di Beatrice Monroy, Glifo Edizioni ha pubblicato i testi di sei allievi attori della Scuola dei mestieri dello spettacolo del Teatro Biondo di Palermo diretta da Emma Dante – che introduce questa antologia con un suo incisivo contributo –, un percorso di formazione teatrale le cui promesse sono già state ampiamente mantenute e le cui aspettative sono sempre più ambiziose.
1. Aspettando Antigone di Claudio Zappalà
2. Io sono il vento di Sara Calvario
3. Me soru Maria di Nunzia Lo Presti
4. A cuore chiuso di Simona Sciarabba
5. Passione feto di Marta Franceschelli
6. Fortunato si chiama di Mariagiulia Colace
Da Antigone ai barconi stracolmi di migranti non c'è così tanta distanza: l'arte avvicina, il racconto condensa e il tempo e lo spazio si accorciano. Ecco la forza e la spregiudicatezza delle nuove penne che non arrossiscono di fronte a temi irrisolti della cultura contemporanea: l'aborto, il potere, l'omertà, la fede, la migrazione.

Aspettando Antigone e altri racconti ha inaugurato la collana "Ingranaggi", dedicata alla macchina teatrale e al suo funzionamento. "Ingranaggi" indaga come l'emozione sprigionata dalla scena riesca a toccare le corde più profonde della sensibilità dell'uomo. Di come il corpo, primo strumento del teatro, si trasformi e diventi parte di una macchina più grande. In questa collana trovano posto testi teatrali, saggi e approfondimenti; tutto ciò che sia in grado di svelare anche solo uno dei segreti che si celano fra le rondelle, le travi di ferro e le tavole di legno di un mondo che da secoli porta in scena la complessità dell'animo umano.

Aspettando Antigone di Claudio Zappalà
Una lunga e articolata narrazione sull'inquietudine del potere, il vuoto e il deserto che lo abitano. In questo testo c'è una grande fedeltà all'opera originale. Il capovolgimento sta tutto nel nuovo punto di vista: le guardie abbandonate nel deserto accanto al corpo di Polinice vivono, attraverso gli occhi della normalità, la pensione, i figli e così via, la solitudine da schiavi in cui sono stati ficcati. La scena rimanda continuamente a un altrove. L'altrove dove succedono le cose, dove agisce il potere e che a loro, le guardie, arriva solo attraverso gli annunci d'una radio. Un perdersi uno dopo l'altro dietro il nulla.

Io sono il vento di Sara Calvario
In questo lavoro viene proposto un tempo e una modalità nuova della struttura familiare dell'Antigone. Anche qui c'è una ragazza che sa e c'è soprattutto un grande segreto gestito dal potere della comunità. La ragazza protagonista ha visto o no la Madonna?
Da anni è portata in processione perché di questo c'è necessità, fino al momento in cui dentro lei matura la decisione di essere "Antigone", di essere cioè vera e se stessa e svelare l'imbroglio. Questa cosa creerà grande costernazione ma, nello stesso tempo, determinerà la salvezza del padre che da quindici anni, da quando cioè la moglie era morta per salvare la figlia e invece la Chiesa attribuiva il salvataggio alla Madonna, si era ammutolito.
Tra i protagonisti, un coro dolente di badanti che, attraverso la loro semplice fede, ondeggiano, di qui e là, alla ricerca di soluzioni della piccola vita materiale.

Me soru Maria di Nunzia Lo Presti
È il sogno, la rivelazione di una ragazza, Gesuina, sulle condizioni violente e omertose della propria famiglia. È la riproposizione del nocciolo profondo di Antigone, l'antefatto della violenza non detta: la reciproca uccisione dei fratelli. La storia è trasferita nel silenzio del tutto siciliano del detto e non detto. E questo silenzio, quest'omertà, cade e rimbalza sul resto della famiglia non potendo che produrre lutto e dolore. Scritto in una lingua assai interessante dove si mischia il dialetto messinese con parole tratte da uno slang corrotto del contemporaneo, ci riporta con rapidità agli ambienti insalubri, nelle pieghe nascoste del nostro mondo, nei luoghi della sottomissione e dei delitti.

A cuore chiuso di Simona Sciarabba
Una ragazza narra la vicenda della propria madre malata e di come, giovanissima, si sia trovata ad affrontare l'emergenza. La madre operata al cuore, rientra in ospedale per un controllo e qui, dove ha inizio il racconto, la donna è colta da una crisi cardiaca.
La ragazza, attraverso la narrazione nel presente dei fatti, della crisi, delle risposte dei medici, delle ansie delle infermiere, tesse la storia d'una malattia da un lato e dall'altro, molto più intimamente, la storia di una giovanissima la cui vita diventa scacco, preda della malattia di un'altra persona.
Fuori dagli schemi comuni, senza ombra di vittimismo, l'autrice analizza, quasi al microscopio, la trasformazione della propria vita e di come le venga negata la giovinezza: vita vissuta per altri. Un testo di forte impatto emotivo e grande significato sociale.

Passione feto di Marta Franceschelli
I ventri femminili e i feti estratti con forza da questi, sono i veri protagonisti di questa storia. Vediamo una donna quasi del tutto muta, muoversi in spazi diversi, un bosco, una casa, una sorta di ospedale. La donna cerca corpi per squarciarli e frugare all'interno di essi. Dirà in tutto poche e rapide parole. Il resto è solo azione e scena. Una scena, lugubre e parte attiva della drammaturgia con i suoni e le luci, e numerosi video. La donna fruga, ha bisogno di squarciare i corpi delle donne e di tirarne fuori feti, costruendo una sorta di lunga fila di gamberetti messi, poi, in salamoia. Li espone. Agisce prima tra le selve poi nelle città. Infine non può che ripiegarsi su se stessa e intervenire sul proprio corpo, squarciandolo. Fine della vita. Fine dei feti. Lo spettatore è immerso nel sangue.

Fortunato si chiama di Mariagiulia Colace
C'è una spiaggia, una delle tante spiagge italiane dove un gruppo di turisti prende il sole e c'è un bagnino. Una voce ad apertura, annuncia delle regole da seguire ben precise. Non è una spiaggia qualsiasi o forse non è più il nostro mondo, ma un mondo altro, un mondo che non vogliamo. Forse. Forse invece siamo noi, tra qualche anno. Le regole dicono, non accettare gente che viene dal mare, ributtare in acqua. Non t'immischiare, pena, forse, la vita o la galera. C'è stato, si suppone, un tempo in cui su quella spiaggia sono arrivate migliaia di persone.
Tutti i bagnanti eseguono le regole con ordine. Una donna incinta arriva grande e maestosa dal mare. Pronta per partorire. Il mare infetto e nemico genera la vita, disorientando e scarnificando i rapporti tra i presenti. Maria, sorella di Achille, il bagnino, non ce la fa a fare finta di niente, forse perché è una levatrice, e così, la donna del mare, muta, indolente, enorme, partorisce proprio sulla scena un bambino. Il finale incerto salva il bambino e butta in mare la donna moribonda. Un'apocalisse così vicina e così probabile. Un testo segnato da una bellissima canzone/preghiera

Informazioni, orari e prezzi

Giovedì 2 febbraio 2017, ore 19:30
Libreria Fahrenheit 451
Campo de' fiori 44, Roma

Info:
Glifo Edizioni
glifoedizioni@gmail.com
www.glifo.com

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