Vito Cioce e Massimo Lugli alla libreria Spizzichi d'Autore

Roma. Sabato 30 aprile alle ore 18, Vito Cioce, giornalista Rai, conduttore di Radio1 Plot Machine, presenta "Diamoci un toner – Storia di un non-libro" (Alter Ego Edizioni) alla libreria Spizzichi d'autore in via Marcantonio Boldetti, 17. Dialoga con lui Massimo Lugli, giallista, inviato speciale di "la Repubblica".

Quello che c'hai in mano è un non-libro. Che ti posso dire, è una Cosa strana. Mi è venuta fuori per colpa sua. Solo sua.

Il mio nome è Cioce. Vito Cioce's brother. Cioè, sarei suo fratello, quello che sa pure l'inglese. Lui no. Fa finta di saperlo. Io vendo camicie e mutande da uomo in un negozio. Lui dicono che fa il giornalista.

Senza di me, non va da nessuna parte. Nel senso che a volte esce da solo, ma non combina nulla. Mai. Con le donne e non solo con loro. I miei problemi, quelli veri-veri, li ho cominciati a soffrire quando ho accettato di andare a dormire dentro a casa sua.

Sai che cosa è successo? Da quando andava all'asilo, ha sempre detto che non vuole scrivere un libro. Per me non lo sa fare. E da qui un casino tremendo che tu non te lo puoi nemmeno sognare. Tutti a dirgli di scriverlo, il Libro, e quello si è intignato a dire di no.

Doveva fare un provino per il presentatore di un cool talent alla televisione, che gli piaceva pure a lui e me lo toglievo di casa. Ma non ci voleva andare. Solo che poi la Cosa si è complicata. Nessuno può arrivare a capire che tipi strani sono quelli che stanno nella radio e nella tivvù.

La verità è che questo Vito Cioce (non Ciocie, mi raccomando pure a te) c'ha paura della telecamera, ecco qual è!

Io ce l'ho messa di tutta e di più per buttarlo dentro alla televisione. E mica solo io. Nooo! Tutti gli amici miei e le amiche mie dietro a lui per fargli dire di SÌ. Mi sono trovato pure a combattere con uno potente e ricco forte, il Commendator Zappazzolla, che mi voleva accocchiare con quel "debbito" di sua figlia Zella.

Ma mo' non è che posso dire tutto. Hai visto mai che ti leggi questa Cosa che ho buttato giù sul telefonino?

Ma te lo giuro sul nome di Checco Zalone. Mai più 'sta robba come il non-libro.

Eccolo qua sotto mio fratello, Vito Cioce. Lui fa il giornalista, nel senso che mi manda a pagare la tassa del tesserino dei Giornalisti. La paga da più di trent'anni, da quando entrò a "Il Tempo", il giornale che sta a Roma, a piazza Colonna, all'angolo del Governo, per capirci. Lui è nato a casa, a Bari, nel 1961. Io dopo, quando quello era venuto a Roma già dall'82 per pigliarsi la laurea in Storia.

Sono 25 anni che sta alla Radio della Rai. Prima parlava al Babuino di piazza del Popolo. Dopo il 21,4% di un secolo passato dall'alba dentro a Saxa Rubra, 'st'imbecille c'aveva pure la scrivania da Vice Direttore del Giornale Radio e che ha fatto? L'ha mollata! Mo' il lunedì sera guida un format (non lo sa, poveretto, ma si dice così) per le storie che fa scrivere agli altri. L'ha chiamato Radio1 Plot Machine, lui che non sa manco come si gioca alla slot machine. Ma c'ha la fissa dell'Inedito che non gliela toglie nessuno. 'Na volta, sempre sopra a Radio1, faceva Tramate con noi e poi pure Storie di Piazza. La meglio è stata Facciamo Storie. Mi ha fregato il titolo. Dovevo chiamarlo così 'sto non-libro. Ma poi sai com'è, io sono io. E allora Diamoci un toner.


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