Sul palco dell'Alexanderplatz a partire dalle 22.00, saliranno: Oddgeir Berg al piano, Karl-Joakim Wisloff al basso e Klaus Robert Blomvik alla batteria.
Prima "Before Down", ora "In the end of the night" i primi due album dell'Oddgeir Berg Trio, vengono realizzati quasi nello stesso momento. Quelle ore meditative che i Portoghesi chiamano madrugada. Apparentemente non sembra essere cambiato molto in termini musicali. Nel disco "In the end of the night" , il suono è quasi lontano, cinematografico, con dei grooves che sottilmente risuonano, come le agrodolci armonie del piano di  Oddgeir Berg. Questo è un album che nasconde molte sorprese. Non è passato neanche un anno dal debutto dell' Oddgeir Berg Trio. Sulla carta poteva sembrare il lavoro di tre affamati musicisti che in realtà si erano già affermati nella scena norvegese. Il coraggio di proporre il proprio lavoro li ha ripagati, visto che l'album ha ricevuto molte reviews prestigiose in riviste come All About Jazz, Jazz Space o Jazzthetik.
"In the end of the night" sembra essere ispirato alla corda tesa e sospesa che viene dai lives del tour; brani come "List" testimoniano lo scambio intimo che si realizza tra il bassista e il batterista; su "The Escape" vengono aggiunti suoni elettronici che fanno assomigliare il pianoforte ad un basso elettrico. Ma è il pezzo d'apertura, "Vagabond"a segnare l'allontanamento da ciò che è routinario. Per quattro minuti, l'atmosfera resta quasi sognante finchè la musica non si rivela in atmosfere che richiamano il sound di Jimi Hendrix.

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