La mostra racconterà l'incredibile vita di questa bambola

Il suo vero nome è Barbara Millicent Robert, ma per tutti è solo Barbie. Definirla una bambola sarebbe riduttivo. Barbie è un'icona globale, che in 56 anni di vita è riuscita ad abbattere ogni frontiera linguistica, culturale, sociale, antropologica.

La mostra racconterà l'incredibile vita di questa bambola che si è fatta interprete delle trasformazioni estetiche e culturali della società lungo oltre mezzo secolo di storia, ma - a differenza di altre, o di altri miti della contemporaneità che sono rimasti stritolati dallo scorrere del tempo - ha avuto il privilegio di resistere allo scorrere degli anni e attraversare epoche e terre lontane, rappresentando ben 50 diverse nazionalità, e rafforzando così la sua identità di specchio dell'immaginario globale.

Questo sogno, piuttosto un progetto di vita, è fare in modo che le bambine possano aspirare a diventare ciò che più desiderano, senza preclusioni, come ha continuato a ripetere per tutta la vita la sua ideatrice Ruth Handler, figlia di emigrati polacchi: «Con Barbie ogni donna ha sempre saputo di avere infinite possibilità».

Simbolo di consumismo occidentale, sinonimo per i suoi detrattori e soprattutto per l'ondata del femminismo storico di ragazza sciocca e vanitosa, stereotipo di perfezione da estirpare, Barbie ha subito onte e calunnie. Molte carriere, non solo quella di icona fashion, sono scritte nel suo curriculum: oltre cento arti & mestieri, fra cui spicca in anticipo sui tempi quella di candidata presidente degli Stati Uniti, una campagna elettorale lanciata nel 2004, ben prima di Hillary Clinton dunque, alla testa di un "Partito delle ragazze" con tanto di programma scritto dalla Mattel, la premiata fabbrica di bambole che ha venduto ben oltre un miliardo di Barbie.

È stata astronauta in occasione del primo viaggio nello spazio di una donna, Valentina Vladimirovna Terekova; è stata ambasciatrice dell'Unicef, veterinaria, poliziotta, vigile del fuoco, paleontologa, regista, pilota di aerei di linea, acrobata e anche sergente dei Marines. Non solo party girl dunque, accessoriatissima, non solo star e top model griffata dai più grandi stilisti del mondo, o non solo semplice commessa o dog sitter o hostess, ma una ragazza piena di ambizioni.

Certo, Barbie puntava sul look ma era anche un modello dinamico, una donna emancipata. Oggi viene messa in ombra o in penombra da bambole più ciniche e materialiste come erano le Bratz, ma davvero non c'è partita. A tanti anni dalla nascita, fra restyling e scatti di carriera, amata e reinterpretata anche da Andy Warhol, Barbie Doll continua ad avere una carica dirompente, come se ci si dovesse ancora abituare allo sconcerto suscitato dal suo remoto lancio sul mercato, presentata semplicemente come "Barbie, teenage fashion model". Guarda: invece di essere una bambina ha il corpo, il viso, il seno, l'eye-liner e i tacchi alti di una giovane donna. «Guida la macchina ed è invitata a tutte le feste», era uno degli slogan che accompagnarono la massiccia campagna pubblicitaria.

Oggi puoi amarla o puoi odiarla, ma sarà difficile dare torto agli organizzatori della mostra, secondo cui «definirla una bambola sarebbe riduttivo. Barbie è un'icona globale, che in 57 anni di vita è riuscita ad abbattere ogni frontiera linguistica, culturale, sociale, antropologica».


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