Apparentemente le fotografie di Antelo, nella loro sfocatura, sembrano riprendere e rappresentare il movimento. In realtà egli utilizza il concetto della fotodinamica futurista in senso più intimo e meno fisico, ossia come approdo esperienziale alla condizione umana. Infatti, il tempo e lo spazio secondo Antelo sono dei luoghi da esplorare con la macchina fotografica analogica, sfidandone le modalità tecniche ed espositive in quanto la fotografia non è soltanto scrivere con la luce, è anche, leggere con la luce. Un lavoro di studio, analisi e ricerca sia della tecnica che della sua realizzazione. In Antelo questi due elementi si incontrano per realizzare l'opera d'arte come fosse una pittura dove è la tecnica a definire il risultato finale. Proprio come accade nei dipinti, che siano ad olio o a tempera, la materia è protagonista e, in questo caso, questa si fonde con il tempo di azione e reazione e con lo spazio dove l'artista sceglie di essere presente.

Che siano grandi spazi naturalistici piuttosto che antropici, come Venezia e la sua Montevideo, il soggetto è sempre l'uomo che si muove all'interno del suo tempo e del suo spazio, con una materialità che lo connota e lo contraddistingue. Per citare Alberto Boatto, grande critico d'arte recentemente scomparso, Antelo ci offre uno sguardo dal di fuori il quale gli permette di avere piena consapevolezza di cosa sta riprendendo e, soprattutto, di raccontare una storia attraverso la sua arte. Come Luigi Ghirri, anche Antelo è a conoscenza del dualismo della fotografia. Se per il fotografo emiliano questo consiste nel gioco tra negativo e positivo, Antelo porta questo rapporto su un piano che riguarda il prodotto finale, ossia la materialità della stampa fotografica. Questa, che è il risultato di un lungo tempo di studio, dall'esposizione al bilanciamento del buio e della luce, si connota per la sua unicità in quanto immagine unica che permette al fruitore di esperire l'opera e il suo equilibrio. E qui torniamo alla sfocatura, la quale non è un "errore" ma il percorso che l'artista ha seguito per muoversi nello spazio del referente e coglierne l'essenza.

Lo spazio è la condizione necessaria al fotografo per esprimersi che Antelo utilizza come luogo di indagine, di azione e contro azione. Infatti, il problema dello spazio, il quale dialetticamente e necessariamente si relaziona al tempo, è l'elemento principale della sua ricerca artistica. Venezia con i suoi canali e il suo Ghetto oppure Parigi sotterranea e no, sono indagate da Antelo con un fare illusorio ma allo stesso tempo concreto, in quanto egli ferma sulla pellicola campi larghi dove l'uomo è sintetizzato fino a diventare una sagoma. Inevitabilmente l'essere umano è il suo referente, in quanto elemento che si muove nello spazio e nel tempo di indagine dell'artista. Quindi, Antelo, riducendo l'uomo a semplice presenza, porta l'osservatore a riflettere su concetti come la memoria o la solitudine, aprendo le nostre città all'analisi della condizione umana.

Quello di Antelo è un approccio consapevole e attento alla fragile ed effimera natura umana, dal quale spazio egli esce in quanto individuo e vi rientra come artista e demiurgo, analizzandone il tempo e la materialità della vita per farne un amalgama dai contorni sfocati che diventano confini di indagine eterni ed estemporanei.

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