Mostra personale di Sacha

ll giorno 23 Giugno 2015 alle 18.30 Interno 14_lo spazio dell’AIAC – Associazione Italiana di Architettura e Critica presenta "CENSO" mostra personale di Sacha accompagnata da un testo critico di Lucia Presilla.

“L’endoscheletro vertebrale si flette e s’incurva, annodandosi in una lunga treccia bianco-marrone. Piccoli vasi contengono semi e piante secche. Simulacri di giochi impossibili in una stanza abitata da memorie: germogliano bulbi vetrificati, si dipanano filamenti organici, ramificano linee nell’aria sospesa. Il sentiero intrapreso da Sacha parte da lontano: dall’eredità di una figura materna che sorride in un’oasi di inconsapevolezza, nel video che apre la mostra. Lacerti di un passato che si affaccia sul presente, nella levità di un bianco e nero svaporato, ritmato sulla frequenza del suono meditativo, un meccanico o?. (…)

Le sculture di Sacha si situano sul crinale tra organico e inorganico: sono tessuti vertebrali cresciuti secondo traiettorie allotrie, occupando spazi lasciati vuoti, mimando movimenti ed equilibri instabili. L’eterno femminino trasuda dalle anatomie, dal senso di rigenerazione e accrescimento, in un reciproco compenetrarsi di mondo animale e vegetale, tra echi psichici e richiami uterini. Studiate alchimie danno luogo a un corallo artificiale, che riveste panni intrecciati e aggrovigliati della cui primigenia morbidezza non rimane traccia. E’ una struttura al contempo rigida ed elastica, che aiuta il corpo – sotterraneo leitmotiv della mostra – a mantenere un armonico bilanciamento e a respirare il mondo. (…)

Ogni oggetto, ogni porzione di spazio appare intrisa di richiami simbolici: la narrazione segue il ritmo lento dell’evoluzione, degli schemi che si perpetuano per generazioni, schemi di sviluppo vegetale e crescita individuale, di eredità familiare e trasmissione materiale di beni e valori. Il tutto indirizzato a una vita nascente, pronta a inserirsi nel fluire e germogliare continuo dell’esistenza. Così almeno paiono suggerire la lettera che introduce il percorso, lasciata a una ipotetica discendente, e il messaggio che la suggella, rivolto alla progenitrice, “bisnonna, nonna, madre e donna”, “colei che ha gettato il seme”. (Lucia Presilla)


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