La visione autistica del mondo rappresentata da Federico Ranucci

Eroici idioti fa riferimento alla scelta coraggiosa dei protagonisti del film Idiotes di Lars von Trier, che scelgono di vivere la scomoda libertà di chi scardina le regole sociali.

Nelle opere di Ranucci in mostra da sabato 27 febbraio alle 18.00 (Libreria Odradek, Via dei Banchi Vecchi 57, Roma) prendono forma figure umane sgangherate, che perdono qualcosa: escrementi o pezzi d'identità frantumata. Uomini sui quali si innestano escrescenze biomorfe che li costringono a piegare le ginocchia sotto pesi insostenibili. Ognuno di loro si scompone in pose visivamente dolorose, come pupazzi sottoposti ad improbabili acrobazie. Ognuno di loro lascia, nello spazio circostante, tracce visibili del proprio stato: cuori, colature, macchie. Infine ad ogni quadro, che è disegno e pittura al tempo stesso, è accostata un frase, ironica, spiazzante, incongruente, un paradosso situazionale.

Guardando queste opere la mente corre ad un naturale collegamento con l'Art Brut, un'arte fondata come diceva Dubuffet, teorico di questo "non-movimento", esclusivamente sui propri impulsi. Ma l'arte di Ranucci non è impulsiva, né tanto meno terapeutica. In realtà, lui stesso parla del proprio tormentato percorso artistico fatto di ricerca e progettualità. Nulla perciò a che vedere con l'autodidattica spontaneità di alcuni illustri precedenti.

La scelta stilistica tutta concentrata sul disegno, si alterna a zone di colore uniforme, piatto e definito. Proprio questo accostamento tra uomini costruiti con linee sottili, esili, instabili, che si potrebbero spezzare da un momento all'altro e zone incombenti di colore piatto e lucido, che sono tracce, ma anche pesanti macigni, finisce per creare questa sensazione dolorosa di fragilità umana. Il tutto restituisce un effetto xilografico e pulito, nel quale, come l'artista stesso ci suggerisce, i colori non si devono mischiare. Il suo interesse per una "visione autistica del mondo" suggerisce di conservare la divisione, di non creare confusione, mantenere l'ordine per mantenere il controllo. In quest'ottica il disegno è canale di comunicazione, una membrana, il foglio, che permette di raccontare senza incrociare lo sguardo dell'interlocutore.

Federico Ranucci è nato nel 1975 a Roma, dove vive e lavora. Dopo aver conseguito la maturità artistica ha frequentato il corso biennale d'illustrazione presso la Scuola internazionale di Comics di Roma.


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