Donne a casa Andersen

Attraverso le opere dei fratelli Hendrik e Andreas Andersen la mostra propone un viaggio nell'universo femminile a cavallo fra Ottocento e Novecento.
Il percorso espositivo intende mettere in luce aspetti duraturi o mutevoli della multiforme e complessa costellazione del femminile. Fu Johann Wolfgang von Goethe a coniare la definizione di eterno femminino affermando "tutto ciò che passa non è che un simbolo, l'imperfetto qui si completa, l'ineffabile è qui realtà, l'eterno femminino ci attira in alto accanto a sé" (Faust). In tal modo lo scrittore tedesco enfatizza la "potenza" della donna che attira al cielo e conduce l'uomo fuori della dimensione del tempo. L'eterno femminino non va confuso con la "femminilità" che è piuttosto la somma dei tratti tipici che distinguono le donne nell'atteggiamento e nel gusto.
La mostra ha il pregio di presentare la cospicua collezione di ritratti, generalmente non visibili, che insieme agli arredi, alle fotografie d'epoca, ai libri e alle sculture testimoniano lo sforzo di Hendrik di trasformare la sua abitazione in un luogo vivo e pulsante di relazioni e di scambio.
La casa, da sempre simbolo del femminile, s'identifica qui con il corpo della donna che non è altro che "una proiezione e un'espansione della sua anima" (Praz, 1939) che assurge così a simbolo, raccontando le storie dei personaggi che l'hanno vissuta e frequentata. Attraverso un intreccio fatto di oggetti e memorie l'esposizione ricostruisce un'epoca e un modo di "abitare". La casa di Hendrik Andersen è stata infatti concepita dall'artista come un crocevia di esistenze ed esperienze di cui la mostra intende mettere in risalto la sapiente ed equilibrata sintesi.


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