Il MACRO – Museo d'Arte Contemporanea di Roma presenta Ciò che mi guarda, la prima grande retrospettiva museale dedicata all'artista Miriam Cahn in Italia, a cura della direttrice artistica del museo Cristiana Perrella. La mostra, aperta al pubblico dall'11 giugno al 15 novembre 2026 e prodotta con il supporto di Pro Helvetia, Fondazione svizzera per la cultura, costituisce il fulcro della programmazione 2026 del MACRO, promossa dall'Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall'Azienda Speciale Palaexpo, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo.
 
Nata a Basilea nel 1949, Miriam Cahn è oggi riconosciuta come una delle voci più urgenti e necessarie dell'arte contemporanea internazionale. La sua opera – prevalentemente pittura, disegno, installazione e performance – attraversa oltre cinquant'anni di ricerca con una coerenza etica e formale rara: il corpo umano, la violenza, il desiderio, la vulnerabilità e la guerra costituiscono i nuclei di riflessione centrali di una pratica che rifiuta ogni estetizzazione del dolore e ogni compromesso. Nonostante la crescente attenzione internazionale degli ultimi anni – dalla Biennale Arte di Venezia alle retrospettive al Palais de Tokyo di Parigi e al Museo Reina Sofía di Madrid – mancava finora una sintesi ampia in una grande istituzione museale italiana.
 
Il progetto espositivo al MACRO occupa la sala principale del museo con l'allestimento firmato da Didier Fiúza Faustino // Bureau des Mésarchitectures e riunisce oltre 130 opere che coprono l'intera traiettoria dell'artista, dalla fine degli anni Settanta ai lavori più recenti. Il percorso non segue un ordine cronologico, ma si articola in costellazioni tematiche che mettono in dialogo opere di epoche diverse evidenziando la continuità della ricerca artistica e politica di Cahn e la ricorrenza dei suoi temi principali: la rappresentazione del corpo femminile, la denuncia della violenza bellica, la dimensione erotica come atto di resistenza.

 
I lavori a carboncino e gesso su carta di grande formato degli esordi dialogano con gli acquerelli dai colori intensi degli anni Ottanta e primi Novanta dedicati all'Atombombe, l'arma atomica tornata di drammatica attualità, e con i dipinti su tela più recenti, restituendo la radicalità intatta di un linguaggio che nel tempo non ha perso forza espressiva. Il corpo è al centro della sua pittura — frantumato, esposto, resistente — reso attraverso un segno urgente e grezzo, deliberatamente lontano da qualsiasi perfezione formale.
 
Elemento centrale del progetto sono le room installation, una modalità espositiva che Miriam Cahn sviluppa fin dagli anni Ottanta e che costituisce uno degli aspetti più distintivi della sua pratica.
Non si tratta di semplici aggregazioni di opere, ma di nuclei autonomi concepiti come unità di senso: ogni installazione corrisponde a un ciclo specifico di lavori, pensati per entrare in relazione reciproca all'interno di una precisa configurazione spaziale. Per Cahn, le room installation sono uno strumento di pensiero — un modo di articolare nello spazio ciò che un singolo dipinto non può contenere da solo.
 
Tra queste troviamo Herumliegen (2022) e Familienraum (1996-2009). Herumliegen, realizzata in risposta all'invasione russa dell'Ucraina, porta con sé tutta l'urgenza di una reazione immediata agli eventi: Cahn non documenta, non commenta ma reagisce, con la stessa rapidità che da sempre governa la sua pratica. Il titolo, Herumliegen, "giacere intorno", "essere sparsi", evoca corpi abbandonati, presenze inermi, l'immagine spietata della morte di massa. Come ha dichiarato l'artista a proposito del suo lavoro sulla guerra in Ucraina: «La ripetizione della violenza durante le guerre non è intesa per scioccare, ma per denunciare».
Ulteriore ciclo narrativo è affidato a Familienraum, composta da 12 dipinti a olio e 4 disegni realizzati nell'arco di oltre un decennio, dal 1996 al 2009. L'installazione riunisce figure, personaggi, spazi e luoghi che sono ritratti astratti di familiari dell'artista oppure visioni di paesaggi interiori.
Se Herumliegen è la risposta viscerale alle guerre e ai conflitti attuali, Familienraum è lo sguardo che si volta verso l'interno: la memoria, l'affezione, le geografie private. In questa installazione il ricordare e il comunicare per immagini diventano materia stessa del lavoro: i momenti visivi individuali di Cahn si collocano come punto d'intersezione tra passato e presente personale e collettivo, trovando nell'opera una propria autonomia al di fuori del tempo.
Messe in relazione, le due room installation tracciano le coordinate di una pratica che non conosce separazione tra sfera pubblica e sfera privata: la guerra e la famiglia, il massacro e la memoria affettiva, il grido politico e l'esperienza intima si tengono insieme, contaminandosi.
 
Il progetto allestitivo della mostra, affidato a Didier Fiúza Faustino // Bureau des Mésarchitectures, artista concettuale e architetto franco-portoghese, prevede due costruzioni geometriche composte da tre blocchi articolati, che delimitano uno spazio raccolto, aperto a passaggi e scorci. Le costruzioni sono concepite come paraventi architettonici in scala con la sala monumentale del museo e invitano il visitatore a un gioco di svelamenti e occultamenti, diventando ora pareti allestitive, ora superfici cieche, che rispecchiano nel dispositivo stesso l'atto del guardare evocato dal titolo della mostra. 
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Miriam Cahn (Basilea, 1949) è considerata una delle figure più interessanti del panorama artistico internazionale. Il suo lavoro si fonda sull'immagine del corpo e sulle sue condizioni di visibilità, tra emersione e scomparsa. Il diafano e lo spettrale caratterizzano l'essenza del suo linguaggio figurativo che comprende pittura, disegno e fotografia. Formatasi attraverso le teorie e i movimenti femministi degli anni Settanta, l'artista raffigura le diverse sfaccettature della femminilità rappresentando corpi nudi con una visione intima che rifiuta gli ideali socioculturali legati alla bellezza femminile. L'artista ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in tutto il mondo, esponendo le sue opere tra gli altri a documenta (1982 e 2017), alla Biennale di Venezia (1984 e 2022), al Museum für Moderne Kunst di Francoforte (1998), al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid (2017), al Palais de Tokyo di Parigi (2023), allo Stedelijk Museum di Amsterdam (2024). In Italia, oltre ai passaggi in Biennale, il suo lavoro è stato esposto alla Fondazione ICA Milano (2022).
 
Fondato a Parigi nel 2002 dall'artista concettuale e architetto Didier Fiúza Faustino e dall'architetto Pascal Mazoyer, il Bureau des Mésarchitectures opera tra Parigi e, dal 2018, Lisbona. Lo studio è co-diretto da Marie-Hélène Fabre (Direttrice) e Didier Fiúza Faustino (Direttore Creativo), e comprende Pascal Mazoyer (Responsabile di Progetto), Sónia Pinto Sousa e André Antunes. 
Lavorando a cavallo tra arte e architettura, la loro attività spazia dalle installazioni e sperimentazioni alle opere visive e agli spazi multisensoriali. I loro progetti sono radicati nel rapporto tra corpo e spazio, unendo l'indagine critica alla capacità di produrre nuove esperienze sia per i corpi individuali che per quelli collettivi. Lo studio opera su diverse scale, dai progetti curatoriali ed editoriali agli interventi negli spazi pubblici, alle architetture mobili, all'interior design e agli edifici, tra cui lo studio dell'artista francese Jean-Luc Moulène e un complesso residenziale a Leiria (Portogallo).

Informazioni, orari e prezzi

INFORMAZIONI
MACRO Museo d'Arte Contemporanea Roma
via Nizza 138 – 00198 Roma
museomacro.it | Facebook: @macromuseoroma | Instagram: @macromuseoroma

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