Andrea Alfano nella Collezione Di Vietri

Questa mostra al Museo Crocetti di Roma presenta una selezione significativa delle opere di Andrea Alfano appartenenti alla collezione Di Vietri, che viene esposta per la prima volta nella sua contestualità originaria, dal 2 al 14 febbraio.

Si tratta di 30 dipinti eseguiti fra gli anni Dieci e i Cinquanta del Novecento e conservati per oltre mezzo secolo nella casa dell'amico e medico personale, che gli è stato accanto fino agli ultimi istanti di vita. Il rapporto fra Alfano e la famiglia di Vincenzo Di Vietri è documentato non solo da questo corpus di opere, ma anche da uno scritto inedito che viene pubblicato nel catalogo stampato per l'occasione da Gangemi.

Alfano non fa una pittura di racconto, con scene articolate e complesse, ma l’efficacia dell’immagine è affidata ai singoli personaggi, ai loro volti, alle loro mani, senza che siano posti in alcun contesto.

Egli si colloca nella scia della tradizione artistica italiana, a partire dal naturalismo in chiaroscuro del Seicento alla pittura romantica e verista, rinnovata da spunti di cultura europea. L’influenza di Daumier e di Courbet, ma anche del realismo sociale di Pellizza da Volpedo o dell’energico tonalismo neobarocco di Scipione gli fanno preferire una pittura calda e tonale, fatta di atmosfere velate e di partecipazione solidale.

Nato a Castrovillari nel 1879 volge dapprima il suo sguardo al mondo degli umili di cui sa cogliere, oltre che la maschera umana, emozioni e sentimenti. Nei volti vede stampati i segni della vita, le storie affaticate degli emarginati, le espressioni toccanti dei popolani.

Lasciata la Calabria nel 1902 con una borsa di studio della Provincia di Cosenza si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Roma. Ma la sua ritrosia verso ogni disciplina formativa ad un’arte accademica, gli fa ben presto abbandonare gli studi, convinto com’è che il vero genio debba essere autodidatta.

A Roma stringe amicizia con un maestro del genere aneddotico, Antonio Mancini, con il quale avvia un lungo sodalizio.

Mancini lo presenta al “Circolo Artistico”, dove ha modo di conoscere molti artisti, mercanti e antiquari come Giosi, Augusto e Ugo Jandolo, che lo aiutano a sopravvivere anche quando gli viene interrotta la borsa di studio.

Gli amici di Mancini, come soprattutto il pittore inglese John Sargent, cercano di inserirlo nel mercato inglese ma la sua pittura cruda e scarna non riesce ad imporsi sui raffinati clienti del mercante Goupil, che sono più attratti dal cromatismo splendente di Mancini.

“Guardate i mie ritratti – spiega Alfano sul “Brutium” di Frangipane nel 1956 – Un volto, due mani: null’altro. Ai miei quadri non metto la cravatta”.

La sua pittura è contigua per temi a quella di Mancini “pittore degli stracci”, ma il colore che nell’artista romano è denso e corposo, diventa nel calabrese fluido e inconsistente. Le forme sono modellate dalla luce, che le lascia tuttavia in un’atmosfera crepuscolare.

La sua prima mostra è del 1906, quando espone alla 76^ Esposizione Internazionale della Società Amatori e Cultori di Belle Arti, assieme a tanti altri artisti ancora sconosciuti ma di grande avvenire come Balla, Boccioni e Severini.

La Società Amatori e Cultori di Belle arti era nata a Roma nel 1829 e per un secolo (fino al 1930) ha rappresentato un punto di riferimento per gli artisti romani e stranieri residenti o operanti nella città. Il suo potere era esercitato soprattutto con la vendita delle opere esposte e nella scelta di quelle da acquistare per le pubbliche istituzioni.

Alfano è presente non solo all’esposizione del 1906 ma anche a quelle del 1908, 1912, 1915, 1918 e del 1920. In occasione dell’esposizione del 1915 un Autoritratto, viene acquistato dalla Galleria Pitti (1916) per passare successivamente agli Uffizi e, infine, alla Pinacoteca di Ravenna, dove viene distrutto durante la guerra.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Alfano presta servizio militare presso un ospedale militare di Roma e nel 1917 espone alla Mostra del bianco e nero, dove è notato da Cipriano Efisio Oppo, il futuro grand commis dell’arte durante il Fascismo.

Durante un soggiorno calabrese, nel 1920 partecipa anche alla I Mostra Calabrese d’Arte moderna, alla quale espongono i migliori artisti calabresi del periodo: da Rubens Santoro a Gaele Covelli, da Francesco Jerace ad Alessandro Monteleone.

A Reggio Calabria nel Palazzo del Governo realizza nel 1922 un grande dipinto di oltre quattro metri su La ricostruzione di Reggio Calabria dopo il terremoto del 1908, mentre alla II Biennale Calabrese del 1922 vende alla Real Casa uno studio e al Ministero per la Pubblica Istruzione un dipinto, Il fornaciaro, destinato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Durante il Ventennio rifiuta di iscriversi al partito fascista e si sottrae alle mostre del regime, anche se esegue un ritratto di Benito Mussolini e uno di Michele Bianchi. Alla Mostre Sindacali del 1934, 1945 e 1951 è l’amico Frangipane ad inviare le opere della propria collezione. In compenso partecipa alle mostre calabresi come la IV Biennale Calabrese nel 1926 in cui è premiato con una medaglia d’oro e dove espone per l’ultima volta con Antonio Mancini, che morirà nel 1930.

Sceglie l’isolamento e si apparta nel silenzio, lontano dai disastri della guerra e dei compromessi politici. Sono gli anni in cui si dedica con maggiore assiduità alla poesia e nel 1936 pubblica la sua prima raccolta in versi “Pars Parva”.

Trascorsa la guerra a Castrovillari, ritorna a Roma, dove nel 1945 allestisce una mostra antologica alla Galleria La Conchiglia, che segna anche il ritorno all’attività artistica ed espositiva.

Lavora instancabilmente con un ritrovato entusiasmo e nuovi successi, che culminano con i festeggiamenti per i suoi settant’anni organizzati a Roma, Castrovillari e Cosenza. Nel 1954 riceve dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi le insegne di Grand’Ufficiale al Merito.

Intanto con l’età che avanza le condizioni di salute di Alfano si deteriorano: viene colpito da una forte depressione e la vista va peggiorando fino alla quasi cecità degli ultimi anni. Muore a Roma nel 1967 a ottantotto anni, assistito solo dal suo medico di famiglia Vincenzo Di Vietri che lo ha accolto in casa sua.

Nel 2002 viene ordinata a Castrovillari, suo paese natale, una Pinacoteca a lui intitolata, che documenta permanentemente il suo intero percorso artistico studiato e messo a punto da Enrico Crispolti e dal curatore di questo odierna mostra romana, Tonino Sicoli.


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