Foto romane dell'Ottocento a Palazzo Braschi

Il drammatico controluce sul Foro, di palese gusto pittorico; Ripetta e il fiume ancora senza argini, due perdigiorno seduti sotto il sole che abbacina i sampietrini deserti di Lungotevere; la fontana del Tritone in invernale con la barba di ghiaccio; Pio IX in trono con la corte, tutti un po' annoiati, alcuni pasciuti e rassegnati, uno segaligno e poco rassicurante… E' la Roma dell'ultimo regno papale, splendida e desolata, sogno per artisti e ricchi rampolli in grand tour, città penetrata dalla campagna con le greggi fin sotto Campidoglio. E' la Roma della collezioni fotografiche di Silvio Negro e Valerio Cianfarani, in mostra a Palazzo Braschi (sale del pianterreno, ingresso da piazza Navona 2 e da piazza San Pantaleo 10), dal 14 ottobre al 28 febbraio 2016, sotto il titolo L'incanto della fotografia.

Dura da decenni lo speciale rapporto tra il Museo di Roma a Palazzo Braschi e la fotografia romana delle origini. Si è cominciato con una prima grande esposizione nel 1953 e il filo non s'è mai interrotto, passando per memorabili mostre e preziosi volumi pieni di dagherrotipi e foto su lastra. Qui s'è formata una vera e propria scuola sulla ricerca storica in tema e sulla conservazione del materiale fotografico antico, alimentata soprattutto da donazioni e collezioni.

Le collezioni di Silvio Negro (giornalista e storico della fotografia) e di Valerio Cianfarani (archeologo) costituiscono il primo nucleo del fondo d'immagini conservato a Palazzo Braschi. Con esse fu allestita la prima mostra del '53. Circa 90 le opere esposte, il grosso delle quali ritrae l'Urbe tra il 1850 e il 1870. Alcuni capitoli della collezione Negro, qui in mostra, costituiscono un formidabile reliquiario di ritratti – una miniera per chi cerchi elementi vivi e iconici della psicologia collettiva dell'epoca – e riportano profumi d'Oriente con rare foto della Istanbul ottomana (seconda metà dell'800). Integralmente romana, invece, la collezione Cianfarani, un monumento alla Roma sparita, quasi un equivalente archeo-fotografico del paesaggismo pittorico ottocentesco (per un verso) e del Commedione belliano (per altro verso).

Da vedere, poi, ci sono: foto di agenzia (con relative veline) su avvenimenti e fatti di cronaca a cavallo del secondo conflitto mondiale (fanno parte della collezione Negro); i nuovi depositi per la conservazione delle foto antiche e dei negativi storici su lastra di vetro, al piano superiore; e un breve filmato dell'Istituto Luce (Settimana Incom) sulla Roma della fine degli anni '40.

La mostra è promossa dal Campidoglio (Assessorato Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali), con la cura scientifica di Anita Margiotta e quella organizzativa di Zètema.


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