L'esposizione ruota attorno alla figura di Victor Hugo con una selezione di disegni che hanno influenzato molti artisti contemporanei

Le Violon d'Ingres è una mostra che rende omaggio alla potenza storica di Villa Medici, con l'intento di far incontrare la storia dell'arte con il contemporaneo, creando un dialogo audace e inatteso.

Muriel Mayette-Holtz, direttrice dell'Accademia di Francia a Roma dal 2015 al 2018, apre una nuova mostra che fa seguito a Une, il ciclo consacrato alle grandi artiste contemporanee, al Festival delle luci, Ouvert la Nuit e al ciclo dedicato ai residenti di Villa Medici, L ORO con la cura di Chiara Parisi.

Le Violon d'Ingres è una mostra nata da un dialogo tra la curatrice e l'artista Christian Boltanski, una mostra d'eccezione sulle pratiche trasversali e radicali di personalità geniali di tutti i tempi.

Incentrata sulla figura di Victor Hugo e su una selezione rigorosa e sorprendente di suoi disegni – da molti artisti contemporanei considerati sempre più di grande ispirazione –, l'esposizione presenta al contempo le passioni e le ossessioni, meno conosciute dal pubblico, di figure straordinarie come Guillaume Apollinaire, Antonin Artaud, Samuel Beckett, Jean Cocteau, Sergueï Mikhailovich Eisenstein, Federico Fellini, Jean Genet, Sacha Guitry, Franz Kafka, Pierre Klossowski, Carlo Levi, René Magritte, Nelson Mandela, Louise Michel, Pier Paolo Pasolini, Arnold Schönberg, e dei contemporanei Etel Adnan, Chantal Akerman, Christian Boltanski, Chris Kraus, Pierre Guyotat, Abbas Kiarostami, David Lynch, Patti Smith e Robert Wilson.

Resa concreta dal suo celebre violino, la presenza di Jean-Auguste-Dominique Ingres – Prix de Rome e direttore di Villa Medici dal 1835 al 1841 – è una delle più eccezionali all'interno della mostra: un artista che non ha mai subordinato la sua passione musicale a quella per la pittura. Ma proprio da lui nasce l'espressione idiomatica francese 'avere un violon d'Ingres', in riferimento a quelle passioni meno visibili pubblicamente; talvolta ossessioni, che oggi come in passato si affiancano alle pratiche "ufficiali" delle personalità coinvolte in questo progetto, intrecciandosi a esse, accompagnandole, "deviandole" e rendendone più denso il pensiero artistico.

Il progetto intende mostrare come l'idea di creazione artistica non possa essere ridotta o incasellata all'interno di griglie disciplinari, ma trovi linfa proprio dalla contaminazione tra pratiche e ambiti diversi, che concorrono alla formazione di poetiche, visioni e cambi di direzione a prescindere dal contesto – politico, letterario, filosofico, artistico, musicale…

 

In armonia con lo spirito aperto a tutte le forme espressive che caratterizza Villa Medici, Le Violon d'Ingres è concepita attorno a opere d'arte che vanno da installazioni a dipinti, disegni, arazzi, sculture, immagini in movimento…, che delineano un percorso libero all'interno degli aspetti più intimi, ossessivi e radicali di personalità che hanno segnato per sempre la nostra visione del mondo.

 

Un catalogo in tre lingue (francese, italiano, inglese), pubblicato da Electa-Mondadori, accompagna questa mostra, includendo un bel insieme iconografico delle opere e dei testi importanti di Chantal Akerman, Gérard Audinet, Boris Bergmann, Christian Boltanski, Italo Calvino, Ian Christie, Pierre Georgel, Donatien Grau, Stijn Huijts, Jean-Auguste-Dominique Ingres, Pierre Klossowski, Chris Kraus, Nelson Mandela, Federico Nicolao, Hans Ulrich Obrist, Pier Paolo Pasolini, Arnold Schönberg, Patti Smith, Jacqueline Sudaka-Bénazéraf, con l'introduzione di Muriel Mayette-Holtz e una conversazione tra Chiara Parisi e lo psichiatra Bernard Granger.


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