L'inquadratura verso l'alto fa scorgere al pubblico una città diversa dove l'antico e il moderno sono in armonia o in contrasto

L'esposizione è il risultato di una ricerca estetica iniziata nel 2005 con l'intenzione di mettere in evidenza la relazione talvolta armoniosa talvolta contrastante, tra l'architettura antica e moderna di Roma.

L'uso sistematico dell'inquadratura verso l'alto dal livello del terreno sostituisce il punto di vista del passante. La scelta del bianco e nero genera immagini di pura eleganza visiva che risultano perfettamente bilanciate con i marmi della collezione di scultura antica esposta nel Museo di Palazzo Altemps. Rivolgendo lo sguardo verso l'alto attraverso le fotografie, il pubblico può scorgere un'inedita e talora inattesa immagine della città.

Stefano Castellani è nato a Roma nel 1966, dove tuttora vive e lavora. Si laurea in Epigrafia Latina nel 1994 all'Università "La Sapienza" con una tesi su parte della collezione epigrafica dei Musei Capitolini. La passione per la fotografia è nata relativamente tardi, intorno al 1990, ispirata dal paesaggio. Durante gli studi e per alcuni anni a seguire è stato assistente fotografo di Andrea Sabatello, Valerio de Berardinis, Janos Grapow. "E' stato piuttosto naturale scegliere di fare il fotografo nel settore in cui mi ero formato - spiega Castellani - e per il quale mi sentivo portato. Gradualmente, il diversificarsi delle necessità lavorative mi ha portato ad estendermi dall'archeologia alla documentazione delle opere d'arte, all'architettura, all'allestimento di musei e mostre, al paesaggio urbano. Non perdo di vista i contesti, ma adoro i dettagli". Stefano Castellani ha lavorato come fotografo documentalista per la Soprintendenza Archeologica di Roma (Monumenti dell'Appia Antica, Museo Nazionale Romano, Crypta Balbi), la Sovrintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale (Musei Capitolini, Museo dei Fori Imperiali, Museo dell'Ara Pacis, Museo Napoleonico), la Soprintendenza BSAE del Lazio, l'università di Roma "La Sapienza".


Mostra, a cura di Antonella Ferraro e Agnese Pergola.


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