Foto di volti di migranti del 2009, oggi un omaggio all'umanità

Nei sotterranei delle Terme di Caracalla, dal 17 ottobre al 19 novembre 2017 c'è la mostra "Molti" di Antonio Biasiucci, a cura di Ludovico Pratesi; promossa dalla Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia Belle Arti, la mostra espone cinquanta fotografie di visi di uomini e donne di etnie diverse – rigorosamente con gli occhi chiusi e un'espressione distesa e serena.
L'artista evoca un'esistenza passata dei volti: ricordano le centinaia di schiavi e operai che lavoravano in questi spazi scuri per consentire il funzionamento delle terme, dove alla luce del sole i cittadini romani trascorrevano ore di divertimento e di ozio. Le fotografie dei volti, imprigionati in una cornice metallica ricoperta da un cristallo e appoggiata direttamente sul pavimento, diventano un omaggio simbolico a un'umanità presente e necessaria. 
E a questa umanità Biasiucci trasmette la dignità del ritratto, concesso in epoca antica soltanto alle classi più abbienti. Artista le cui opere fanno parte dei più importanti musei e gallerie internazionali, Antonio Biasiucci conduce la sua ricerca attraverso un uso del tutto personale della fotografia, imprimendo una cifra sorprendente a immagini quotidiane come corpi, strade, persino il pane e il suo impasto. Ha realizzato le immagini di "Molti" nel 2009, fotografando in bianco e nero i calchi realizzati dall'antropologo Lidio Cipriani negli anni Trenta in alcuni paesi del Nord Africa. Prima fonte di ispirazione per l'opera, allora, era stata la storia dei migranti dispersi nei nostri mari. Con questa mostra alle Terme di Caracalla l'artista conferisce a "Molti" un nuovo senso. I suoi volti sono adesso testimoni muti e anonimi della grande storia di Roma.


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