"Spines/spine"

Centoundici stampe ai sali d’argento, su carta baritata, realizzate manualmente dall’autore, sono l’oggetto della mostra fotografica di Andrea Catoni allestita negli spazi suggestivi del Nuova Metastudio di Giovanni Canitano a Roma. Spines/Spine è un racconto per immagini, è il report di un viaggio immaginario nella desolata e progressiva deriva di un ”the day after” non meglio identificato, ma perfettamente decifrabile nella sua portanza di evento terribile, di probabile figlio della madre di tutte le guerre, quella dell’uomo contro se stesso. L’essere umano, vincitore e vinto, lascia tracce di vissuto che la natura, unica sopravvissuta, nel suo slancio pervicacemente vitale copre e avvolge rigogliosamente come mano pietosa, oppure piange e rimpiange, mostrando al cielo spine e asperità come lacrime e lacerazioni della somma sconfitta, quella dell’abbandono di ogni aspettativa di felicità.

Dice l’autore: “Il viaggio attraverso il quale le mie fotografie vogliono condurre l’osservatore ha un’unica destinazione, ma procede per due vie parallele. La prima è segnata dal richiamo all’orrore e alla brutalità della guerra, all’inequivocabile e triste equazione guerra = distruzione che sembra vogliano farci dimenticare parlandoci sempre più spesso di conflitti necessari alla pace, alla stabilizzazione di aree sensibili, turbolente, strategiche, al fine di garantire non meglio qualificati equilibri mondiali. Grande ipocrisia, grande latitanza di trasparenza e umanità, interessi particolari spacciati per necessità globali, questi sono solo alcuni dei nodi inestricabili legati al controverso tema. La guerra non può che portare dramma e dolore, a tutti, indistintamente. Il privilegio di pochi è un’illusione momentanea, perché nello scenario che racconto, e che scongiuro, la distruzione è generale, ironicamente e profondamente democratica. Non esiste una guerra “buona”; è un concetto che rifiuto. La seconda via vuole introdurre nel vocabolario delle immagini tratte da conflitti termini e segni differenti da quelli con cui siamo quotidianamente abbeverati. Sangue, ferite, morte, corpi straziati, rischiano di essere l’incubatrice della rimozione. Il mio intento è di evitare che la crudezza di simili istantanee ci induca a osservarle con allarme e a riporle in tutta fretta in un cassetto della mente dove non possano fare troppo male. Lo choc visivo può portare a un’anestesia del pensiero, per reazione, per sopravvivenza. Ecco, allora, che la grammatica delle mie fotografie esprime il tentativo di indurre alla presa di coscienza della drammaticità della guerra attraverso stimoli visivi apparentemente più morbidi, in realtà, nell’epilogo del pensiero, altrettanto forti e tragici. Definirei le immagini della mostra come “sollecitazioni a rilascio lento”; le loro sperate offerte: il fluido della lucidità e il seme della pace”.

SPINES/SPINE

111 immagini da un futuro possibile

Mostra fotografica di ANDREA CATONI

Testo di Rosanna Rago


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