L'arte contemporanea è spesso una riflessione sulla memoria e sulle tracce del passato, utilizzando materiali e tecniche che raccontano storie attraverso il loro stesso essere. In questo contesto, tre artisti emergono con approcci distinti ma complementari, ciascuno esplorando la memoria attraverso il riutilizzo della materia come Giuseppe Mele, l'ispirazione del gesto pittorico di Athos Rama; e l'uso di elementi ricercati naturali su tela di Angelo Baroni.
Nell'universo dell'arte contemporanea, l'ispirazione può provenire da fonti inaspettate e insolite. Un campo emergente, qui in mostra tra le opere di Giuseppe Mele è l'approccio artistico che trae ispirazione dalle amebe, organismi unicellulari noti per la loro capacità di cambiare forma e adattarsi a vari ambienti. Questi organismi microscopici, con la loro morfologia mutevole e la loro capacità di navigare in ambienti complessi, offrono una ricca fonte di metafore e immagini.

La memoria collettiva di Angelo Baroni
Angelo Baroni, pittore italiano, conosciuto per l'uso di materiali ricercati come pigmenti nelle sue tele. Le sue opere sono spesso cariche di significato simbolico, riflettendo sulla memoria collettiva e personale. Baroni attraverso la sua pittura riesce a catturare il trascorrere del tempo e l'inevitabilità del decadimento come nella natura. Eloquente è questo approccio dove incorpora i colori nelle sue tele per creare superfici che sembrano erose dal tempo, richiamando alla mente la fragilità della memoria e la persistente presenza del passato nel presente. Questi materiali non solo aggiungono una dimensione tattile e visiva alle sue opere, ma evocano anche un senso di storia e di continuità che va oltre la mera rappresentazione visiva.

Le opere in mostra invitano gli spettatori a riflettere sulla complessità e l'intelligenza delle forme di vita semplici e ad apprezzare la bellezza estetica e concettuale delle loro dinamiche naturali. L'uso di amebe, muffe, polvere, fuliggine, materia che sfida le nozioni tradizionali di intelligenza e comportamento, mostrando come anche gli organismi più semplici possano offrire preziosi insegnamenti sulla vita e sull'esistenza. Gli artisti continuano a studiare e trovare nuove modalità per rappresentare e interpretare la vita. Questi lavori in mostra, non solo ampliano i confini dell'arte contemporanea, ma invitano anche il pubblico a riflettere sulla complessità e la bellezza del mondo naturale.

Il Riutilizzo della Materia di Giuseppe Mele
Giuseppe Mele un'artista italiano noto per il suo impegno nel riutilizzo dei materiali come forma d'arte verso le amebe. Le sue opere esplorano la memoria dei luoghi e degli oggetti, spesso concentrandosi su siti abbandonati e materiali da costruzione riciclati. Mele prende elementi di luoghi abbandonati, detriti e rifiuti industriali per creare opere e installazioni che evocano la storia dei materiali stessi. Questo approccio non solo sottolinea l'importanza del riciclo e della sostenibilità, ma trasforma anche i materiali dimenticati in monumenti silenziosi che raccontano le storie del loro passato. Un esempio le opere in mostra che sfidano lo spettatore a riflettere sulla transitorietà dell'umanità e sulla ciclicità della distruzione e della ricostruzione.
L'Ameba come Metafora dell'Evoluzione e della Trasformazione:
Le amebe sono simboli potenti di evoluzione e trasformazione. La loro capacità di alterare la forma per sopravvivere e prosperare in diversi ambienti rende queste creature una metafora affascinante per l'adattabilità e la resilienza. Giuseppe Mele utilizza l'immagine dell'ameba, nella sua forma e comportamento, per esplorare temi come la mutabilità dell'identità, la fluidità delle forme viventi e la capacità di adattamento dell'essere umano in un mondo in costante cambiamento.

Il gesto di Athos Rama
Il lavoro del gesto di Athos Rama, artista italiano è spesso paragonato all'arte degli anni 50 negli USA, forse per espressione e per il suo uso dinamico del colore, del materiale e del movimento. La sua arte è un tumulto di pennellate e texture che evocano emozioni ed energie all'apparenza in modo simile, ad esempio, a Pollock. Le opere di Rama, tuttavia, vanno oltre l'azione painting, incorporando spesso elementi metafisici, liquidi, sottili o quasi mitici che emergono dagli strati di colore. Questa fusione di astrazione e figurazione permette di esplorare la percezione in modo più attento, suggerendo sensazioni che si fondono tecnicamente in un tutto evocativamente viscerale e impressionante. Rama rivolta l'immagine, è l'arte che ci scruta e noi, trasportati, veniamo presi ognuno dalle proprie reazioni o interpretazioni.

La memoria della traccia è un campo affascinante che vede la convergenza di tecniche e materiali diversi per esplorare la natura del ricordo e dell'esperienza umana nella sua trasformazione.
Mele, Rama e Baroni con i loro distinti approcci, dimostrano come l'arte possa essere un potente mezzo per riutilizzare la materia, rievocare emozioni e riflettere sulla transitorietà del tempo e della memoria. Questi artisti ci invitano a guardare oltre la superficie, a considerare le storie nascoste e a trovare bellezza e significato nei materiali più inaspettati.

Il design di Babel con un trio artistico in dialogo di
Giuseppe Mele
Angelo Baroni
Athos Rama

E i fumetti di Fiamma Ficcadenti
A cura di Sveva Manfredi Zavaglia
 
Mercoledì 12 giugno
* Dalle ore 18.00 alle 23.00
Mostra Orze VAG
L'arte della memoria della traccia -
Testo di Sveva Manfredi Zavaglia - curatrice

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