L’imperatore che riscrisse il tempo e la città

Nell’ambito delle iniziative legate ai festeggiamenti del Bimillenario Augusteo, il museo, che conserva opere della massima importanza riconducibili alla figura di Augusto a cominciare dalla statua che lo rappresenta come Pontefice Massimo, custodisce anche le lastre, eccezionalmente conservate, dei Fasti Praenestini.

Questi offrono l’occasione per una mostra che approfondirà il tema dei calendari e delle modifiche introdotte nel calcolare la successione dei mesi: dal precedente uso di riportare esclusivamente feste in ragione delle divinità, si passa alle nuove feste in onore del principe e della domus Augusta. Quando cambia un calendario nella città mutano l’organizzazione e l’ordine del tempo, il tempo del calendario è un tempo sociale. La forma e i livelli di questo mutamento saranno il riflesso e il risultato di un nuovo modo di intendere, di pensare, di vivere, accanto alla topografia delle emergenze monumentali, la topografia cronologica della città. Tutto questo sarà raccontato da opere della collezione e prestiti da musei italiani e stranieri.

Il calendario prenestino, composto in età augustea, tra il 6 e il 9 d.C. dal grammatico Verrio Flacco, era esposto nel foro superiore di Praeneste. Da un passo di Svetonio risulta che i dodici pannelli con i mesi dell’anno erano addossati ad un emiciclo, vicino alla statua del grammatico, precettore dei nipoti di Augusto, Gaio e Lucio. I frammenti conservati a Palazzo Massimo consentono la ricostruzione parziale dei mesi di gennaio, marzo, aprile e dicembre.

Il sistema calendariale romano regolava l’organizzazione del tempo e scandiva i ritmi dell’esistenza quotidiana fornendo un imprescindibile elemento per la comprensione della vita religiosa e delle attività civili del mondo romano. Il calendario di Palestrina, in particolare, è un’importante attestazione della riforma introdotta da Giulio Cesare, con la quale si mette ordine nel sistema attribuito a Numa Pompilio, basato su un calendario lunisolare, che aveva creato notevole confusione anche per lo slittamento rispetto alle stagioni. Il sistema giuliano che, per compensare lo sfaldamento, inserisce l’anno bisestile, con un aggiustamento successivo risalente al papa Gregorio XIII, nel 1582, è ancora oggi utilizzato.

L’anno calendariale giuliano era costituito da dodici mesi di lunghezza variabile corrispondente all’attuale, per un totale di 365 giorni, 366 negli anni bisestili.

Il museo conserva numerose altre opere di età augustea, basti citare il Giardino dipinto della Villa di Livia e il complesso della Villa della Farnesina che saranno, per l’occasione, presentate con nuovi apparati illustrativi e multimediali per creare anche un sistema di collegamento con i siti sul territorio e il Palatino.


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