PREMIO DEA BENDATA

"...nulla può più angustiarlo e commuoverlo, poiché egli ha spezzato ciascuno dei mille fili del volere che ci tengono attaccati alla terra: il desiderio, il timore, l'invidia, la collera, e simili emozioni, che ci sconvolgono e dilaniano. Con volto placido e sorridente, contempla le immagini illusorie di questo mondo […] che oggi gli stanno di fronte indifferenti, come le figure degli scacchi quando il giuoco à finito". La mano scivola indolente tra le pagine di un libro visionario e amato, e catturano la mia attenzione queste righe di Schopenhauer che trovo perfettamente permeabili a descrivere la rassegna d'arte "Sogno e Realtà", visitabile dal 22 al 26 gennaio con inaugurazione sabato 25 nell'accogliente Galleria Il Laboratorio situata nel Rione Trastevere in via del Moro 49/50, sotto la direzione artistica di Sonia Vecchio e Claudio Alicandri.
Una sfida accattivante, un'esperienza da accogliere guidati dal sapore delle parole, incise sulla carta per far salpare la mente nel magma dei concetti di finzione e apparenza, fluttuanti sul tenue limite tra sogno e realtà. Qui sul bordo dell'oblio, trasportati dalla visione scritta di un senso di abbandono dalla concentrazione di rumore nella quale siamo convinti di agire, illudendoci sia il reale, affiora una verità pulsante "tutti quelli che vivono, sognano … la vita non è altro che un sogno, e i sogni, non solo altro che sogni", e dopo aver dialogato con il filosofo tedesco, è Calderon de La Barca a spingerci nel rivendicare la nostra appartenenza ad una visione superiore, composta di trame e tessiture di linee, colori e composizioni disposte sulla scacchiera della galleria, che diventa uno spazio metafisico, un'intercapedine del pensiero.
Un luogo natura aperto e valicabile ove ammirare i sogni degli artisti "i mille fili del volere che ci tengono attaccati alla terra" o ad altre terre penetrabili solo attraverso l'artificio del sogno, a superare la vacuità del sensibile aggrapparsi alla vacuità dell'essere, nell'antico dilemma se le opere siano il tempo della veglia, per noi visitatori liberati dalle catene del sogno, similmente a Sigismondo, oppure la sensazione di un reale appagata dall'immersione delle tele è solo un esercizio di consapevolezza alla ricerca di verità oltre le ombre dell'apparenza giornaliera, un varco per discernere il sogno dalla realtà e valutare l'opportunità di addormentarci nel fisico per risvegliarci nello spirito.
Sinceramente penso che un tale esercizio di partecipazione sia al tempo moderno indispensabile per riattivare i nostri sensi ed uscire dal programma di adorazione verso la materialità delle cose che ci costringe a vivere nel sogno di modelli codificati, convinti di aver scelto noi quanto altri hanno già preconfenzionato. Parimenti a Sigismondo siamo rinchiusi nel buio di una roccaforte, ma l'arte è la chiave per sciogliere le catene, un gioco serio perché innesca un processo empatico e  rafforza le difese immunitarie contro il cedere alle lusinghe del bene soggettivo, nel rispecchiamento con un bene oggettivo dato dalla risultanza dei dati raccolti dal peregrinare in diversi sogni, le opere in esposizione. Il rapporto sogno e realtà si manifesta poi nella compenetrazione di materia e spirito, di cui è espressione la performance "Body to Art Live - Lullaby", eseguita da Monica Argentino con la modella Sara Mangoni, che nella fusione di pittura, forme, suoni ed immagini esalta la bellezza del corpo naturale, per farsi comunicazione sociale e culturale.

Silvia Filippi


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