La NITIDO-Exhibition & BodyArt ospita TRANS-HUMUS: Anatomie di provincia, personale di Luca Vernacchio che, attraverso l'autoritratto performativo, documenta la realtà delle aree interne.
Prima personale romana di Luca Vernacchio, la mostra fotografica TRANS-HUMUS: Anatomie di provincia approda nella vetrina espositiva della NITIDO - Exhibition & BodyArt. Curata da Rossella Della Vecchia, l'esposizione sarà inaugurata sabato 16 maggio 2026 alle ore 19:00 e resterà aperta al pubblico fino al 7 giugno.
Classe 1996, Luca Vernacchio sviluppa la propria ricerca fotografica nell'ambito di un eco-attivismo dalla marcata matrice performativa, in cui il paesaggio della dorsale appenninica viene immortalato come estensione agita del corpo. Ed è così che l'azione inscritta nella costruzione visiva dell'obiettivo fotografico va ad indagare la realtà delle aree interne: luoghi rurali, periferici e marginalizzati, segnati dallo spopolamento, dall'abbandono e da trasformazioni ambientali e infrastrutturali che ne stanno progressivamente erodendo l'identità.
In tal senso, il titolo della mostra richiama proprio l'idea di un attraversamento fisico - secondo l'etimologia latina di trans, "oltrepassare", e humus, "suolo" - invitandoci ad abitare la cesura ideologica di territori ancora (apparentemente) incontaminati, per interrogarne le contraddizioni e il vuoto che ne deriva. Ne scaturisce una documentazione antropologica e "anatomica", in cui l'artista impiega l'autoritratto come dispositivo performativo finalizzato a una mappatura esistenziale e contemporanea della provincia, assunta come indizio di una più ampia "geografia del disincanto".
All'interno di questa disamina, il progetto curatoriale TRANS-HUMUS presenta nove scatti selezionati dalle serie Campi embrionali e Selva. Nella prima, l'artista si ritrae in azione tra cumuli di rifiuti, cave dismesse e bucolici campi di grano, minacciati dalla crisi idrica o dalla monumentale incombenza delle pale eoliche. Nella seconda, invece, l'intervento performativo si concentra sull'uso di maschere di recupero – create con la collaborazione di Vito Chianca – mettendo in scena una sospensione identitaria all'interno dello spazio simbolico del non-addomesticato.
A questi si aggiungono tre nuove proposte in bianco e nero, che anticipano una serie monocromatica ancora in fase di definizione. Qui lo sguardo viene direzionato su un processo di stratificazione visiva in cui Luca Vernacchio interviene sulla propria silhouette, lasciando emergere una dimensione quasi archetipica, sospesa tra dissolvenza e presenza residuale sullo sfondo di cascine e spazi disabitati. Infine, a completare il percorso espositivo, vi è la proiezione dell'inedito e omonimo concept-video dedicato alla ricerca dell'artista, in particolare alla serie Campi Embrionali: un progetto ideato con la consulenza della curatrice e realizzato grazie alla preziosa collaborazione di Felice Ciccone e del compositore Lillo Morreale.
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