Approdano al Museo Bilotti i quadri e le carte di Vincenzo Scolamiero, nella personale curata da Gabriele Simongini

Nelle sue opere emerge una natura poetica suggerita attraverso piccoli, antieroici resti e reperti in un microcosmo fatto di cose minute, ramoscelli, foglie secche, ciuffi d'erba, ciottoli, giunchi, nidi, rami torti i cui equivalenti reali il visitatore attento e paziente può trovare nella circostante Villa Borghese, prima o dopo aver visitato la mostra. Ma natura "altra" è quella cercata da Scolamiero, immersa in una dimensione quasi amniotica che spesso diventa umbratile e visionaria. Non a caso il titolo della mostra e di un ciclo di opere qui presentate, "Della declinante ombra", prende per mano l'osservatore riportandolo sulla via dell'interiorità, dell'illuminazione poetica, in un cammino verso le origini che risale a Rilke, a Celan, a Holderlin, solo per citare alcuni dei riferimenti lirici di Scolamiero.
La "declinante ombra" rimanda a un itinerario in discesa, verso il nulla o verso l'Ade, nel mondo ctonio, evocando quel percorso che dovrà rifare Euridice dopo essere stata tragicamente guardata da Orfeo, emblema del Poeta.


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