Inaugurazione del nuovo museo multimediale


Il nuovo percorso multimediale del Museo "Vite di IMI. Percorsi dal fronte di guerra ai lager tedeschi 1943-1945" (già Mostra permanente) ideato dall'ANRP (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall'Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari) a Roma, presso la propria sede di via Labicana 15/A. L'innovazione, implementata grazie al finanziamento del Fondo italo-tedesco per il futuro, ha lo scopo principale di coinvolgere i visitatori più giovani e gli studenti sulla drammatica vicenda dei 650 mila Internati Militari Italiani nei lager nazisti (IMI), che dopo l'8 settembre 1943 opposero un netto "NO!" alle richieste di collaborazione con la Wehrmacht e con la Repubblica di Salò.

Le novità principali del percorso multimediale sono le seguenti: nella prima sala, la riproduzione di un portellone di un treno, simbolico inizio del percorso degli IMI verso i campi, e una mappa dei fronti di cattura con cornici digitali che mostrano i vari fronti tramite foto dell'epoca; una mappa interattiva che consente la ricerca per nominativo dei campi di internamento nazisti con relative fotografie; i totem di approfondimento touch-screen e numerosi video emozionali, proiettati nella varie sale; nell'ultima sala, gli "oggetti parlanti" che, grazie a un sensore, avviano un filmato che ne racconta la storia.

L'inaugurazione si è tenuta alla presenza dell'Ambasciatore tedesco Susanne Marianne Wasum Rainer, che ha effettuato la visita del Museo con l'accompagnamento, quali guide, degli studenti del liceo B. Russell di Roma, che durante l'anno scolastico in corso hanno effettuato un percorso di Alternanza scuola-lavoro presso l'ANRP. Nel corso della manifestazione si terranno gli interventi di Michele Montagano, classe 1921, reduce dai campi KZ e presidente vicario dell'Associazione; di Luciano Zani, ordinario di Storia contemporanea alla Sapienza Università di Roma, e di Lutz Klinkhammer, vicedirettore dell'Istituto Storico Germanico di Roma; i saluti del Presidente dell'ANRP, Enzo Orlanducci, e dell'Ambasciatore tedesco.

Il Museo "Vite di IMI. Percorsi dal fronte di guerra ai lager tedeschi 1943-1945" raccoglie materiale originale che evoca la vita dei lager (lettere, fotografie, disegni, libretti di lavoro, oggetti di uso comune) e la narrazione segue linee cronologico-tematiche: l'8 settembre, la cattura, il campo, il lavoro, la liberazione, l'oblio. Nell'allestimento, le nuove tecnologie digitali, multimediali e immersive si sposano con oggetti, cimeli, scritti e testimonianze originali degli internati, e con moduli strutturali in metallo, composti da elementi ruvidi e grezzi, allo scopo di documentare e rievocare le condizioni di vita e di lavoro degli IMI. Alle sei sale espositive si aggiungono la sala conferenze e il "cortile della memoria", componendo un polo culturale e uno spazio-laboratorio che dal 2015 è aperto a giovani, studiosi e operatori della formazione per visite guidate, seminari, attività di ricerca, esposizioni.

L'ANRP, riconosciuta Ente Morale nel 1949, è attiva per recuperare e conservare la verità storica e il patrimonio morale dei reduci. La sede e il Museo di Roma, ospitati in un'area di pertinenza del Ministero della Difesa, rientrano nell'azione stabilita nel 2009 dai Governi italiano e tedesco che, al fine di perseguire una comune cultura "del passato di guerra italo-tedesco e in particolare del destino degli IMI", hanno creato una Commissione congiunta di storici e istituito un Luogo della memoria per gli IMI in gemellaggio nelle due capitali

IMI – Internati Militari Italiani: oltre 650.000 "NO!"

Seconda Guerra Mondiale. 8 settembre 1943: l'annuncio dell'Armistizio lascia senza istruzioni i militari italiani che dal 10 giugno 1940 combattono al fianco dei tedeschi sui fronti di guerra in Francia meridionale, Grecia, Russia, Balcani, ma anche in Italia. I soldati del Regio esercito si ritrovano allo sbando, oltre un milione vengono disarmati dai tedeschi, più di 800.000 sono fatti prigionieri e sottoposti a pressanti richieste di collaborazione, prima con la Wehrmact poi con la Repubblica di Salò. La maggior parte di loro, oltre 650.000, oppone un "NO!" netto in seguito al quale vengono avviati verso i lager del Terzo Reich dove, pur essendo prigionieri di guerra, acquisiscono lo status di IMI-Internati Militari Italiani, voluto da Hitler e Mussolini per eludere la tutela delle convenzioni internazionali e giustificare il fatto che gli italiani fossero prigionieri dell'alleato tedesco.

L'obiettivo dei nazisti è il loro sfruttamento come forza lavoro. Nei lager gli IMI conducono una vita durissima a causa della fame, del freddo, del lavoro coatto, delle pessime condizioni igieniche, della mancanza di aiuti e di assistenza sanitaria. La liberazione da Polonia e Germania, ma anche da Francia, Balcani e, con molto ritardo, dalla Russia avviene tra gennaio e autunno 1945, con scarsi solleciti delle nostre autorità. A Pescantina, nel veronese, è istituito un centro di smistamento e accoglienza dove i prigionieri, sottoposti a interrogatorio, devono firmare un'umiliante "Dichiarazione sulla posizione personale". Nell'Italia del dopoguerra sono accolti con imbarazzo, indifferenza e diffidenza, se non con ostilità; gli ex IMI dal canto loro rispondono spesso con il silenzio e la rimozione, la loro tragica vicenda è dimenticata. Solo nel 2006 la Repubblica italiana ha concesso la Medaglia d'Onore ai militari e civili deportati e internati nei lager nazisti o ai loro eredi.

Di quegli oltre 650mila militari italiani, circa 50mila hanno perso la vita in prigionia per malattie e stenti o assassinati.


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