Dal fronte di guerra ai lager tedeschi 1943-1945

La Mostra ideata e realizzata dall'Anrp - Associazione Nazionale Reduci dalla prigionia, dall'Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari, ha il fine di valorizzare, nel 70° anniversario della fine della Guerra di Liberazione e dell'internamento, il patrimonio storico, culturale e umano degli oltre 600mila militari italiani che dopo l'8 settembre 1943 furono catturati nei vari fronti e deportati e internati nei lager tedeschi.

Il percorso della mostra intende rendere visibile, soprattutto alle giovani generazioni, la storia degli IMI, che con le sofferenze e anche con la vita hanno pagato gli errori del totalitarismo nazifascista, e si propone di far riflettere sulla valenza culturale e umana della loro vicenda individuale e collettiva, inserita nella difficile storia della libertà dell'uomo, sulle conseguenze nefaste di tutte le guerre e sulle vittime di ieri e oggi.

L'idea per l'allestimento della mostra "Vite di IMI" nasce dallo studio dell'esperienza personale di molti Veterani che hanno reso la loro testimonianza spesso attraverso diverse forme di scrittura e d'arte dalle quali emerge l'orrore più crudo e tagliente dell'internamento: la privazione della libertà, la costrizione del campo, il lavoro forzato, gli stenti, la perdita della propria dignità, la morte. Tutto ciò per difendere una scelta morale, un "No!" pagato per 50mila con la vita. "Questa scelta", specifica Ferdinando Mazza, uno dei progettisti, "ha guidato l'impostazione ed il disegno delle strutture espositive ed il loro inserimento negli ambienti in modo che esse stesse potessero essere degli elementi formali fortemente caratterizzati, una coerente chiave di lettura dell'intero percorso della mostra".

La ricostruzione storico didattica è costituita principalmente da documenti originali provenienti dalle sedi dell'Anrp o da associati; il materiale è stato accuratamente selezionato da parte di un qualificato gruppo di ricercatori, coordinato per la parte storica da Michela Ponzani; la regia, la narrazione e l'aspetto multimediale sono stati curati rispettivamente da Thomas Radigk, Marco Casazza e Wladimir Totino.

La ricostruzione della drammatica vicenda degli IMI è affidata a una serie di pannelli di sintesi e di supporti comunicativi multimediali dislocati nelle cinque sale, che si strutturano secondo linee cronologiche e allo stesso tempo tematiche. Per ogni blocco tematico vi sono postazioni con un repertorio di testimonianze videoregistrate di reduci dalla deportazione e dall'internamento, a cui si affianca la documentazione cartacea originale (lettere, fotografie, documenti etc.); semplici oggetti di uso comune (giacca, valigia, coperta, posate, gamella etc.) evocano la vita quotidiana nel lager. Uno spazio è dedicato ad alcune attività culturali svolte nei lager: la pittura, la fotografia, la musica, il teatro. Altra documentazione riguarda il lavoro, tematizzato con libretti di lavoro e tesserini di fabbrica. Fanno da cornice evocativa alcune installazioni d'arte contemporanea realizzate da Gianluca Murasecchi, Rinaldo Capaldi e Anna N. Mariani. Hanno contribuito tra gli altri la Sapienza Università di Roma e il Cnr.

I visitatori avranno la possibilità di visualizzare sul proprio cellulare, attraverso i q-r code, una mappa interattiva delle sale attraverso la quale sarà possibile accedere ad una foto panoramica di ciascuna di esse. Nell'immagine, in cui il visitatore potrà navigare facendola scorrere sul proprio touchscreen, saranno evidenziati i diversi elementi presenti nella sala; a ciascuno di essi saranno associate alcune schede di approfondimento alle quali si potrà accedere cliccando sull'elemento scelto.


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