Personale fotografica di Michael Ackerman

Nel lavoro di Michael Ackerman, documentario e autobiografia concorrono alla finzione, e tutto si dissolve in allucinazione. La sua fotografia è sempre stata attraversata da tematiche ordinarie, al contempo grandiose e senza pretese. Tempo e atemporalità, storia personale e storia dei luoghi. Immagini deteriorate e danneggiate, non come scelta stilistica ma come rimando analogico all'esperienza, che non è mai incontaminata. I particolari viaggi racchiusi nel suo libro Half Life abbracciano New York, L'Avana, Berlino, Napoli, Parigi, Varsavia e Cracovia, ma i luoghi non sono necessariamente riconoscibili. Già da tempo, nelle sue fotografie, Michael muove verso la cancellazione delle distinzioni geografiche e di altra natura. La traiettoria è chiara: allontanarsi dalle restrizioni del metodo documentario tradizionale per arrivare a una forma del tutto diversa di approdare al mondo.
Negli ultimi anni Michael ha esplorato i cambiamenti concreti e la dimensione sognante della propria famiglia ristretta, moglie e figlia. Queste immagini, amorosissime e inevitabilmente audaci, riecheggiano di sincerità, calore, shock, di semplice erotismo e naturalmente d'amore che, quando lo si considera con onestà, comprende un baule di contraddizioni. La paura si mescola dunque all'audacia, la gioia comporta un po' di trepidazione, l'innocenza è assolutamente reale, ma intricata e fugace.

Nota biografica
Michael Ackerman è nato nel 1967 a Tel Aviv. Vive a Berlino. Dalla sua prima mostra, nel 1999, Michael Ackerman ha lasciato la sua impronta per il suo approccio nuovo, radicale e unico. Il suo lavoro su Varanasi, intitolato End Time City sfugge ogni sorta di esotismo o qualsiasi tentativo di descrizione aneddotica per interrogare il tempo e la morte con una libertà che gli è concessa dall'uso di formati diversi, da quello panoramico - il cui utilizzo ha rinnovato - al quadrato e al rettangolare. In bianco e nero, con un rischio permanente che lo ha portato ad esplorare illuminazioni impossibili, ha permesso alle immagini granulose di creare visioni enigmatiche e pregne. Michael Ackerman cerca - e trova - nel mondo che percorre, riflessi del suo personale malessere, dubbi e angoscia. Ha ricevuto il Premio Nadar per il suo libro "End Time City" nel 1999 e il Premio Infinity per Young Photographer dell'International Center of Photography nel 1998. Nel 2009 ha vinto il premio SCAM Roger Pic per la sua serie ""Departure, Poland ".


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