Sessant'anni dopo la fine del mondo, nel nord dell'Albania, un tetto di lamiera protegge ciò che resta dell'umanità. Una zona industriale chiamata Eden, se ancora c'è chi osa chiamarlo tale.
Dopo l'anteprima mondiale al BIF&ST – Bari International Film & TV Festival, il Cinema Azzurro Scipioni ospita il 30 giugno una proiezione speciale di Abbandonando il Paradiso, esordio alla regia di Genc Përmeti — sceneggiatore, produttore e artista visivo, da anni impegnato nel cinema d'autore balcanico e internazionale. 

Una favola post-apocalittica che mette a nudo come il potere continui a depositarsi nel paesaggio: nei confini che traccia e nei nemici che inventa. Përmeti racconta un mondo che procede per inerzia, fondato su un odio tramandato di cui si è dimenticata perfino l'origine. Niko, dieci anni, teme ciò che si nasconde oltre i binari — o almeno così gli è stato insegnato.

Girato in un'ex fabbrica di rame, con la colonna sonora originale del compositore Andrea Guerra – vincitore del David di Donatello, degli European Film Awards e candidato ai Golden Globe –, costruita attorno a un quintetto di organo e archi, il film riunisce Daniel Olbrychski, volto storico del cinema di Andrzej Wajda e Krzysztof Kie?lowski, Agata Buzek, protagonista del cinema d'autore europeo diretta da Claire Denis e Agnieszka Holland, il giovane Nikolla Prendi e Kristaq Pilo, tra le figure più autorevoli del teatro e del cinema albanese.

A dialogare con il regista saranno Amedeo Pagani — consulente alla sceneggiatura e co-produttore del film, e Daniele Vicari, autore de La Nave Dolce (2012), Premio Pasinetti per il miglior documentario alla Mostra del Cinema di Venezia, dedicato alla nave Vlora e alla migrazione albanese verso l'Italia, coprodotto dallo stesso Përmeti. Modera Martina Barone, critica e giornalista cinematografica.  

Un incontro tra chi ha guardato l'Albania da fuori, chi l'ha attraversata dall'interno e chi da oltre cinquant'anni fa del cinema uno spazio di attraversamento dei confini.
Perché forse ogni paradiso nasce dallo stesso gesto: tracciare un confine e chiamarlo salvezza. 

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