Spettacolo ospitato dallo Shakespeare Globe Theatre di Londra in rappresentanza del teatro italiano al Festival Globe To Globe (Maggio 2012), vincitore del Certamen Almagro Off 2012 - Festival internazionale del teatro classico di Almagro, Spagna (luglio 2012)

Torna a Roma in apertura della sua terza stagione di repliche, il fortunato Giulio Cesare di Andrea Baracco. Del testo di Shakespeare riletto ed adattato dal regista e da Vincenzo Manna si pone l’accento sul puro conflitto politico, si rappresenta la congiura anti-dittatoriale come un confronto tra congiurati rendendo protagonista la violenza: quella necessaria (per preservare la libertà), quella che genera violenza (la guerra civile che segue la morte di Cesare), quella con effetti collaterali (le vittime innocenti come Porzia). Baracco utilizza un linguaggio drammaturgico composto da simboli scenici semplici e visionari, coreografie isteriche ed impegnative per personaggi dalle fragili umanità, costumi che calzano in perfetta sintesi la personalità dei personaggi e scenografie minimaliste e dinamiche.

Note di regia

Nel Giulio Cesare Shakespeare mette in scena una società in via di estinzione (quanta lungimiranza!), una società colta esattamente nell’attimo terminale del proprio crollo, una società vittima del suo fallimento intellettuale, spirituale e politico. La Roma disegnata da Shakespeare è una città che vive sotto un cielo di piombo, sotto l’ombra di un’ingombrante corona di ferro. Una città di silenzi che si fanno culla di improvvisi rumori, assordanti; è una Roma che suona di passi solitari e furtivi, di verità indicibili che esplodono in pensier, in sogni maldestri, in visioni apocalittiche nate da menti di donne sterili.
Una Roma vittima di un cortocircuito: via le luci, è l’ora della notte, nera, senza luna.
Giulio Cesare, Bruto, Cassio, Marc’Antonio, Porzia, Calpurnia, Casca, Cinna, i cesaricidi, la folla inferocita e liquida, la Repubblica e/o la Monarchia. In che posizione si pone Shakespeare? È repubblicano o monarchico? E’ dalla parte di Cesare o di Bruto? Cesariano o cesaricida? Ed in tutto questo quale funzione ha la folla? “Peste alle vostre due famiglie” sibila Mercuzio prima di morire nel Romeo e Giulietta, né Montecchi né Capuleti quindi, né da una parte né dall’altra, oppure, sia da una parte che dall’altra, questa è la formula shakespeariana per eccellenza in materia politica. L’indecidibilità è la regola, sembra suggerire lo scrittore. Shakespeare sembra dire che la violenza incondizionata è l’unico strumento che la collettività è in grado di utilizzare per uscire dalle proprie crisi, dai propri disequilibri e crolli nervosi; aggregarsi per commettere delitti e assassinii contro colui o coloro che vengono, a torto o a ragione, reputati i responsabili della crisi stessa. Il senso ultimo del testo di Shakespeare non è incentrato né sulla figura di Giulio Cesare (che infatti l’autore fa morire a metà del III atto) né su quella dei suoi assassini, né su un episodio della storia romana, ma pone l’accento sulla violenza in quanto tale e sulla sua origine, una violenza non controllata, che nasce dall’incertezza, dalla precarietà, dalla crisi, una violenza che si manifesta sia attraverso le scelte e quindi poi le conseguenti azioni di uomini “illuminati” e pubblici, sia attraverso le reazioni umorali di una folla inferocita; è questa violenza a dare all’opera la sua unità.
Ed allora cosa importa se il Cinna in cui casualmente ci imbattiamo è uno dei congiurati o un omonimo poeta? Si uccida pure Cinna! Perché scrive brutti versi!
Andrea Baracco

di William Shakespeare
regia di Andrea Baracco
adattamento di Vincenzo Manna e Andrea Baracco

con Giandomenico Cupaiuolo (Bruto)
Roberto Manzi (Cassio)
Ersilia Lombardo (Calpurnia)
Lucas Waldem Zanforlini (Casca e Ottaviano)
Livia Castiglioni (Porzia)
Gabriele Portoghese (Marc'Antonio)

Informazioni, orari e prezzi

Teatro Vascello

martedi - sabato ore 21
domenica ore 18

Info e prenotazioni:
06 5881021 - 06 5898031

Dove e quando

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