Sei figure umane in perenne, inquieto movimento su una scalinata

In questo spettacolo senza parole c'è una domanda che incombe sul pubblico e sugli attori - sei figure umane in perenne, inquieto movimento su una scalinata che non porta, in alto, ad alcun cielo. Che ne resta di loro, una volta sottratti la fame di sesso e potere, la solitudine che si riflette nella ripetizione ossessiva dei gesti, l'attaccamento disperato ad abitudini e oggetti? Che ne resta di noi che li osserviamo, quando si dissolve la presunzione di essere diversi da loro, migliori?

Una partitura fisica maturata durante un lungo processo di improvvisazioni del gruppo di lavoro di Estia Teatro (Carcere di Bollate) guidato, oltre che dalla regista Michelina Capato, dalla coreografa Claudia Casolaro e dall'allenatrice del "senso teatrale" Matilde Facheris.

Una drammaturgia che non segue un filo narrativo ma procede per associazioni poetico/musicali.

Che ne resta di noi?

produzione Estia Cooperativa Sociale onlus


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