Nella sterminata bibliografia nitzscheana, la poesia è stata abbastanza trascurata. Eppure la sua vocazione la si ritrova nelle composizioni poetiche della Gaia scienza, in Umano troppo umano e soprattutto in Così parlò Zarathustra, dove il linguaggio immaginifico rende impossibile distinguere le giunture tra prosa e verso (A.M.Carpi).
NIETZSCHE, tra Dioniso e Apollo, tra poesia-filosofia e teatro, inizia e finisce con una risata.
“E perduto sia per noi il giorno in cui non si sia danzato neanche una volta! E si dica falsa ogni verità per la quale non ci sia stata una risata!” Il saggio ride. “Non è con l’ira ma è con il riso che si uccide. Uccidiamo dunque lo spirito della gravità”.
Risata e danza, strumenti d’elevazione, quasi un distico sacro per N., figure della leggerezza e insegnamento capitale nello Zarathustra. Solo il saggio, l’uomo leggero, l’oltreuomo sa ridere della tragicità dell’esistenza, pur vivendola fino in fondo, l’unico che sa accettare l’estrema visione dell’eterno ritorno e che danza al tramonto tra il cielo e l’abisso. Altero e mai mendicante audience. Profeta della solitudine. Principe ucceldibosco. Siamo nella sfera dell’Artistik, come lui la chiamava, più vicina alla vita dell’acrobata, del funambolo, il primo doppio di Zarathustra che a sua volta era doppio di Nietzsche. Una vertigine. Noi artisti siamo incorreggibili.
Ci sono pagine di N. che sono pura energia, che invitano al ballo frenetico di una pizzica (danza dionisiaca per eccellenza, comune a tutte le culture del Mediterraneo nelle sue innumerevoli varianti). Pagine febbricitanti. Visionarie. Una scrittura contagiosa, perché chi parla è posseduto e ti possiede.
Il palcoscenico è una scacchiera in cui gli elementi sono proiezioni l’uno dell’altro (specchi); ensemble che obbedisce comunque alla legge dell’”arte monologica”. Ogni entità è un commediante che gioca da solo: il giullare-voce recitante i Ditirambi, il filosofo, sulla cui scrivania s’intravedono i tre fatidici dadi, che racconta di labirinti e naufragi,il pianoforte per creare atmosfere apollinee, il musicista con strumenti a plettro (cuore appassionato), la danzatrice-Arianna, padrona eppur perduta (come N. la immagina) nel proprio labirinto. Insondabile femminilità, ‘squassata da febbri ignote’ per il suo ‘Dio carnefice’, Dioniso, dalle piccole orecchie che sa odiare e amare a un tempo. Il cerchio è chiuso.
Nietzsche, tra Dioniso e Apollo, inserito nel Festival itinerante Le Rose Del Parnaso 2 edizione, è prodotto dall’Associazione Culturale VAGABONDA BLU e sostenuto dalla Regione Lazio e Fondazione Roma Arte-Musei. Patrocinato da Comune di Roma e Biblioteche di Roma.
Con Lucio Saviani, Filosofo-Performer, Domenico Virgili, Orchestrazione e Pianoforte, Giuseppe Frana, Strumenti a Plettro Orientali, Salua, Danza.
Drammaturgia e Regia: Irma Immacolata Palazzo
Foto di scena: Daniele Lanci, riprese: Scenario Studios.
Ufficio Stampa: Elisabetta Castiglioni Tel:06.3225044 Cell:328.411201 info@elisabettacastiglioni.it
Promozione e segreteria organizzativa: InventaEventi Tel:06.98188901 progetti@inventaeventi.com
www.inventaeventi.com
Ufficio Promozione Pubblico: Alt Academy Tel:06.4070056 Cell:339.5932844 altacademy@libero.it
Informazioni, orari e prezzi
Ore 20.30
Biglietti:
15 euro intero
Riduzioni:
Galleria 10 euro,
Anziani e Studenti: 5 euro
Dove e quando
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