Due uomini, uno bianco e uno nero...

Due uomini, uno bianco e uno nero. Il Nero è uno delle migliaia e migliaia di migranti che a rischio della vita premono ai confini dell'Europa per chiedere rifugio, in fuga dai quattro cavalieri dell'Apocalisse di Giovanni. Il Bianco è colui che ha la facoltà di concedergli asilo.

Il Nero è solo un povero cristo come i tanti che attraversano il Mediterraneo? E' un mitomane vittima di un proprio delirio mistico o con il suo martirio si compie ancora una volta la missione che gli ha affidato il Padre? "Io non sono venuto da me stesso. E il signore padre mio che mi ha mandato. Io sono venuto a compiere la sua volontà".

Zattere colme di disperati a rischio di naufragio, il cadavere di un bambino disteso su una spiaggia: immagini che la televisione, tra una pausa pubblicitaria e l'altra, fa entrare ogni giorno nelle nostre case, a rischio di annullare, per effetto dell'abitudine alla visione del dolore, la piena consapevolezza di questi eventi.

Il teatro può, deve, fare ricorso alla parola per raccontare e fornire una visione diversa di questa tragedia epocale.

Sulla scena di "Cristo clandestino" il Nero e il Bianco si confrontano come negli antichi morality plays riproponendo il conflitto tra il Bene e il Male, tra le parabole del Vangelo e i dogmi utilitaristici di una nuova religione, quella dei mercati finanziari: divinità che aleggiano su di noi onnipotenti e ignare di misericordia per chi è povero o clandestino.

Il Nero si manifesta come Cristo reincarnato, confuso tra le migliaia di poveri cristi che vivono la loro via crucis in viaggio verso un'Europa sempre più egoista, rappresentata dal cinismo del Bianco, il funzionario preposto all'accoglienza.

L'inversione dei ruoli - il bianco che diventa Nero e il nero che assume l'identità del Bianco – al di là del colore della pelle ripropone un conflitto destinato a perpetuarsi finché la parola del Vangelo non sia davvero ascoltata e realizzata.

TEATRO SPAZIO UNO

CRISTO CLANDESTINO

di PIETRO FAVARI

con (in ordine alfabetico):

GASTON BIWOLE

MARCO MARCIANI

costumi:

LAURA STRAMBI

musiche:

PAOLO CONTE

Scenografia e regia:

FRANCO GERVASIO

luci: ALESSANDRO PEZZA


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