Una banda di ragazzi difficili che non aveva trovato una ragione per vincere. Un uomo solo, a bordo campo, che sentiva di avere un debito con la vita. La storia di un incontro straordinario. La storia di un distacco che avrebbe fatto di quei ragazzi degli uomini. E di quell'allenatore un mito.

La storia che raccontiamo è un po’ il seguito del “miracolo Maestrelli”, non la cavalcata dell’incredibile scudetto del ’74, ma i risvolti e le implicazioni umane che ne seguirono. Maestrelli, ad un anno esatto dal trionfo, si ammalò di un male incurabile che lo costrinse a lasciare in balia degli eventi la squadra e i suoi “figli”.

La compagine sembrò, senza guida, sfaldarsi, navigare allo sbando, priva del suo timoniere. Ed ecco che Maestrelli compì il suo secondo “miracolo”, ottenendo una deroga insperata dal male che lo attanagliava. Maestrelli si riprese, per il tempo necessario per salvare i suoi ragazzi dall’onta della serie B: assunse ancora una volta su di sé il ruolo e la responsabilità del padre evitando il “disastro”, tanto da dichiarare apertamente che per lui quella salvezza era certamente più importante dello scudetto.

Per poi spegnersi serenamente, conscio del messaggio – più umano che sportivo – che, di nuovo, aveva inciso nella mente dei suoi giocatori.

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