La scena è un non luogo dove gli attoti si confrontano e scontrano su scelte esistenziali

Quattordici quadri che vanno a comporre una tragedia. Sei personaggi: un padre e una madre, un figlio e una figlia, due medici. Una normalità familiare stravolta dalla malattia, due genitori ignari del loro destino, due figli piegati dal peso di una scelta, due medici testimoni del dramma. Tre ambienti ben definiti: una sala da pranzo, uno studio medico e un non luogo dove i vari personaggi si affrontano/scontrano su grandi questioni morali ed esistenziali. Il pubblico, non più semplice spettatore, che accerchia lo spazio scenico quasi a invaderlo, quasi a condividerlo con i personaggi in una comunione di emozioni e stati d'animo.

"Dall'alto di una fredda torre pone l'angoscioso dilemma se sia giusto o no incidere sul destino degli altri, se sia lecito sostituirsi al fato, ponendo i protagonisti di fronte alla facoltà/responsabilità di dover decidere se far Vivere e/o far Morire un uomo, facendosi carico di tutta la questione morale e sociale che ne consegue. Grandi temi universali che, focalizzati in un contesto più piccolo, la famiglia, permettono, proprio grazie alla riconoscibilità di situazioni quotidiane, di predisporre il pubblico ad un meccanismo automatico d'immedesimazione e di catarsi. Tutto ciò facilitato da un'idea di allestimento che tiene il pubblico dentro la scena, che accompagna lo spettatore per mano dentro la storia stessa e lo induce a condividere le emozioni dei personaggi fino a farsi carico delle loro domande e dilemmi".

Francesco Frangipane

di Filippo Gili

regia Francesco Frangipane

con Massimiliano Benvenuto, Ermanno De Biagi, Michela Martini, Aglaia Mora, Matteo Quinzi e Vanessa Scalera

musiche Jonis Bascir | scenografia Francesco Ghisu

costumi Sabrina Beretta | light designer Giuseppe Filipponio


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