La danza diventa forma espressiva generazionale per la resistenza alle nuove ideologie oppressive

Nell'estate del 2015, Cecilia Bengolea e François Chaignaud sono tra i primi coreografi invitati dal TanzTheater Wuppertal di Pina Bausch, dopo la scomparsa della celebre coreografa, a creare un pezzo per la compagnia. Si cimentano in una performance che unisce il repertorio polifonico dei madrigali alla dancehall di Kingston. Il loro ultimo spettacolo, DFS, è il proseguimento di questa bizzarra ricerca capace di unire tecniche e stili tradizionali alle pratiche contemporanee in cui la danza diventa forma espressiva generazionale per la resistenza alle nuove ideologie oppressive. In DFS cinque ballerine e artisti della dancehall giamaicana s'incontrano in scena per confrontarsi con il canto e svariate tecniche di danza. Diversi vocabolari si fondono forgiando un'inedita scrittura coreografica astratta e umoristica, in grado di creare figure e forme, riconciliazioni, combinazioni e nuovi immaginari. DFS è un rituale collettivo stregato, capace di affondare le sue radici in uno sguardo profondamente antropologico che esplora con sapienza e leggerezza le forme convenzionali dell'espressione coreografica e musicale.

Cosa c'è al centro di mondi differenti e, solo in apparenza, lontani? Per la trentatreesima edizione di Romaeuropa Festival al centro ci sono le storie, tutte le visioni e suoni dei suoi 300 artisti ospiti. Al centro c'è la danza, il teatro, l'arte visiva analogica e digitale, la performance e lo spettacolo dal vivo, come strumenti e mezzi in grado di mettere in comunicazione idee e realtà agli antipodi. Dal 19 settembre al 25 novembre quattro continenti convergono tutti al centro della città eterna, trasformando Roma nel cuore dello scambio tra mondi, tra diversità culturali e geografiche, che si amalgamano in una sola, grande narrazione, che noi chiamiamo Romaeuropa Festival 2018.

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