Da "Il barbiere di Siviglia" di Gioachino Rossini

Un camion, o per meglio dire un'automotrice che traina un container. Si arriva in piazza, il camion si ferma, il container si spalanca: la parete lunga si apre e diventa una parte del palcoscenico. Sulle altre pareti gli elementi di una scenografia: disegni, oggetti, video. Davanti, al livello del pubblico, l'orchestra col suo direttore. Sulla scena i cantanti, solo cinque di quelli previsti nell'originale, cioè tutti i personaggi principali, gli altri li interpretano attori o mimi.

Gli spettatori portano le sedie da casa e si godono in piazza lo spettacolo. Questo è, in poche righe, il progetto Figaro! OperaCamion. La scelta è caduta sul Barbiere di Siviglia, un lavoro popolare per eccellenza, del quale quest'anno ricorre il bicentenario della prima esecuzione qui a Roma al Teatro Argentina (e che l'Opera ha già proposto con successo in febbraio e tra pochi giorni sarà a Caracalla). In questo caso è il Teatro che si muove per raggiungere chi non ci è mai stato o non ha mai visto un'opera.

La versione OperaCamion sarà più breve del Barbiere di Siviglia ma la storia è quella e si segue benissimo. Merito del regista, Fabio Cherstich, dei cantanti, degli attori, dei tecnici tutti molto giovani (e molti provenienti dal progetto "Fabbrica" Young Artist Program del Teatro dell'Opera) così come della Youth Orchestra, l'ensemble giovanile del Teatro, diretta da Carlo Donadio in alternanza con Roberto De Maio. Merito dell'aspetto "visivo" del lavoro, tutto quanto, scene, costumi, video a cura di Gianluigi Toccafondo, l'artista che "firma" l'immagine del Teatro dell'Opera di Roma.

Un nuovo allestimento del Teatro dell'Opera di Roma in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo.


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