Lunetta Savino all'Eliseo diretta da Alessandro D'Alatri

Grossolanità, cinismo, squartamenti e lacrime da cronaca nera, eros e bordello a infarcire un drammone popolare senza lieto fine. Nella Francia di fine '800, il "Grand Guignol" era tutto questo; un miscuglio non molto amalgamato di tinte fortissime, farsesche, macabre e cianfrusaglie. Talmente paradossale da essere, a volte, involontariamente comico.

L'ideale per raccontare l'Italia tendente allo zero di oggi. Alessandro D'Alatri, che riscopre questo attualissimo testo scritto e poi segregato in un cassetto da Vittorio Franceschi quindici anni fa, porta sul palco un'innocente colf depressa, un salumiere di successo, una guida turistica ignorante con una moglie fedifraga e isterica, un postino sensibilmente gay. La storia non è importante: corna, liti, strafalcioni, soldi... come nelle migliori famiglie, con immancabile coup de théâtre finale. C'è anche un cane, che abbaia spesso però non entra mai in scena.

di VITTORIO FRANCESCHI

regia ALESSANDRO D'ALATRI

con LUNETTA SAVINO

e con (in ordine alfabetico) UMBERTO BORTOLANI, CARMEN GIARDINA, SEBASTIAN GIMELLI MOROSINI, ANDREA LUPO

e con la voce di PAOLO BONOLIS

scene MATTEO SOLTANTO

costumi GIUSEPPINA MAURIZI

musiche originali RICCARDO EBERSPACHER

disegno luci PIETRO SPERDUTI

aiuto regia LORENZO D'AMICO

illustrazioni MARTA CIAMBOTTI

foto di scena PAOLO PORTO


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